Montalbano e i migranti, la Rai smorza i toni: "Camilleri fa riflettere"

Nel nuovo episodio, il commissario è alle prese con gli sbarchi, un tema a rischio polemiche

Montalbano e i migranti, la Rai smorza i toni: "Camilleri fa riflettere"

Celebrazioni e nervosismi. A guastare la festa dei due decenni del commissario più amato della tv, ieri in Rai, ha provveduto la malcelata tensione degli autori de L'altro capo del filo. Il primo dei due nuovi Montalbano (su Raiuno lunedì 11; il secondo, Un diario del 43, andrà il 18) si apre infatti con alcune scene che nonostante la brevità e la totale ininfluenza sulla trama gialla - hanno già creato allarmismi, perché mostrano Montalbano e i suoi alle prese col dramma degli sbarchi clandestini, sulle spiagge di Vigata. Il commissario stesso si troverà a raccogliere il corpo di un immigrato fra le onde, e lo shock sarà tale da spingerlo («per la prima volta in vent'anni», nota la direttrice di Raifiction, Andreatta) ad entrare in una chiesa.

Su questa coloritura cronachistica ma inevitabilmente - anche politica, gli autori avevano molto insistito: durante le riprese, con un video del backstage che il produttore Carlo Degli Esposti definiva orgoglioso «un grande abbraccio a chi arriva dal mare», e nelle note del regista Alberto Sironi, che precisava di «aver atteso sulla spiaggia autentici sbarchi notturni, per meglio documentarmi». Senonché ieri in Rai qualcuno deve essersi reso conto dell'insidia celata dietro tanti buoni propositi, e che cioè anche solo un marginale tocco a questo nervo scoperto della coscienza nazionale avrebbe sbilanciato l'attenzione dal quadro alla cornice. Dalla fiction, insomma, alla sola polemica. E così si è gettata acqua sul fuoco. «La Rai non è affatto preoccupata che Montalbano parli d'immigrazione dichiara Teresa De Santis, direttrice di Raiuno -. Se lo fosse non lo manderemmo in onda. Ma non vogliamo neanche nasconderci dietro un dito: è anche vero che spesso gli scritti di Camilleri stimolano alla riflessione su temi attuali, e controversi». La Andreatta se la cava citando Sofocle, visto che la pietas provata da Montalbano sul corpo dell'immigrato annegato somiglierebbe «a quella della tragedia greca: una sorta di Antigone maschile». Degli Esposti, invece, svicola affermando che «ognuno deve fare il proprio mestiere: noi ci limitiamo a trasporre il romanzo di un grande scrittore; poi ognuno, a casa sua, ne trae le conclusioni che vuole».

Ma il più drastico nell'evitare impliciti coinvolgimenti personali è proprio lui, Montalbano: «Sono un attore che recita delle battute spiega Zingaretti -. E quella in cui m'incavolo se dei poveri disgraziati vengono presi per dei guerriglieri Isis, è una battuta. La mia posizione sul tema immigrazione, invece, l'ho illustrata quattro anni fa in un monologo teatrale. Se volete sapere come la penso, andatevi a guardare quello». E a chi gli fa notare che, forse, potrebbe mostrarsi un tantino più disponibile, replica secco: «Non vi rispondo perché so che, qualunque cosa io dica, voi la usereste per farci i vostri titoli». E allora, accantonati gli imbarazzi socio-politici, che la festa del ventennale cominci.

Da Il ladro di merendine in poi, per Montalbano sono stati 34 film, ben 190 serate di sole repliche, un crescendo d'interesse che nel 2018 ha superato gli 11 milioni, e in totale la sbalorditiva cifra di un miliardo e 179.869 spettatori (solo in Italia). E se dal 1999 ad oggi il personaggio non è cambiato («Camilleri sa bene che un protagonista seriale, se funziona, non deve cambiare in nulla»), forse lo è il suo interprete. «Chi non cambierebbe dopo vent'anni? Non credo in quelli che dicono Quel personaggio mi ha cambiato la vita.

Però vent'anni significano un universo fatto di incontri, parole, pensieri, territori. E questo per forza ti lascia qualcosa addosso. E ti cambia qualcosa dentro. Di una cosa quindi sono sicuro: senza quest'avventura ventennale oggi sarei una persona diversa».

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