Vezzoli, l'artistar che compete coi divi del cinema

Luca Beatrice

C' è solo un artista in Italia che può competere in quanto a mondanità con le stelle del cinema, ed è Francesco Vezzoli. Ecco perché suona pertinente, nel giorno di apertura della Mostra del cinema di Venezia, l'anteprima del film Ossessione Vezzoli, scritto e diretto da Alessandra Galletta, autrice televisiva con un passato da curatrice di mostre, e prodotto da Vulcano.

Dall'anno del suo debutto, era il 1997, Vezzoli non ha mai smesso di lavorare, alla faccia di chi dice che gli artisti «giusti» debbano produrre poco e centellinare le mostre. Vezzoli è in una sorta di Neverending Tour dylaniano, dall'Europa all'America, dall'Australia agli Emirati Arabi, dalla Cina all'Italia, che mai trascura né sottovaluta, sentendosi pienamente (e giustamente) un artista del Bel Paese. Il cinema, insieme al ricamo, è sempre stato la sua passione principale: uno sguardo da cinefilo, con un punto fermo, Luchino Visconti, cui ha reso omaggio nelle tappe migliori del suo percorso, fin dai video d'esordio An Embroidered Trilogy, passando per The Kiss dove ha riesumato Helmut Berger, icona e amante del regista milanese. Logico dunque che il titolo di questo particolarissimo docu-film ben girato, niente affatto noioso pur sfiorando l'ora e mezza, citi il capolavoro neorealista Ossessione, anche perché amore e morte sono tra i temi preferiti di Vezzoli. Alla sua passione per il cinema novecentesco e decadente, si sovrappone poi un tema assai più contemporaneo: un giovane hacker insegue l'artista sul web, cercando qualsiasi cosa egli faccia, collezionando memorabilia e feticci. A cesellare questo lieve pretesto narrativo, come in un collage, si ricostruiscono i passaggi fondamentali di una carriera luccicante. Non ci sono soltanto i testimonial che lo hanno accompagnato stimandone l'opera e invidiandone la faccia tosta critici, curatori, megadirettori quali Klaus Biesenbach, Hans Ulrich Obrist, RoseLee Goldberg, Francesco Bonami e altri; scopriamo ad esempio l'importanza della mamma, sua prima sostenitrice, donna elegante, severa e ironica, che lo ha cresciuto libero nonostante la chiusura dell'ambiente borghese della provincia lombarda.

Il girato vero e proprio è stato raccolto tra 2013 e 2015 in due anni di super attività del nostro, per i musei di mezzo mondo, da quando cioè dopo aver assoldato dive quali Eva Mendes, Lady Gaga, Gwyneth Paltrow, ha scoperto un inedito interesse verso la storia dell'arte classica e l'archeologia, proponendo così un nuovo sguardo sul passato, a costo di scivolare nel kitsch. D'altra parte la sua forza sta nel non ripetere meccanismi troppo consolidati né cliché eccessivamente formali.

Certo, ancor più di Maurizio Cattelan, Vezzoli è un artista cui piace essere monumentalizzato e storicizzato pochi mesi fa uscì per Rizzoli un libro «definitivo», almeno al momento - adora innalzare mausolei a se stesso, sviluppando il culto per la propria debordante personalità. Lo salva comunque un'ironia che sfocia nel sarcasmo, capace di prendere in giro i suoi stessi miti, ridicolizzare l'art system e i meccanismi del consenso.

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