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Amatrice 10 anni dopo il terremoto, Mattarella: “Monito prevenzione”. Meloni depone una corona: “Obiettivo rinascita”. Zuppi: “Apocalisse che portiamo nel cuore”

La premier in visita nei luoghi del sisma e l’abbraccio con uno dei familiari delle vittime. “In questi dieci anni troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni al monumento in memoria delle vittime del sisma ad Amatrice (Rieti), 24 agosto 2026. ANSA/Francesco Patacchiola

Sono trascorsi dieci anni dal terremoto di Amatrice. La notte del 24 agosto 2016, alle 3.36, la prima terribile scossa di una sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia. Per non dimenticare quei tragici momenti, la premier Giorgia Meloni ha fatto visita ai territori del terremoto. A celebrare la messa, alla presenza delle istituzioni e delle autorità, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. “In questa Apocalisse che portiamo nel cuore, la Scrittura ci parla di una città che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Costruiamola’, uno dei passaggi della sua omelia. Il porporato ha passato in rassegna i momenti drammatici di dieci anni fa. Zuppi ha quindi invitato ‘’a non arrenderci, a credere che anche la nostra città, oggi ancora provata da quella desolazione, può trovare nuova vita e speranza’’.

Zuppi: “Non interessano polemiche, ma l’impegno di tutti”

‘’Non interessano polemiche, ma l’impegno di tutti, a cominciare dallo Stato e dalle sue istituzioni, dalla Chiesa, dalla passione e dalla creatività di ognuno’’, un altro passaggio dell’omelia. ‘’Sono stati dieci anni duri. Il processo non è compiuto, - dice Zuppi -consapevoli del molto che è stato fatto, siamo ancora sospesi: ‘Amatrice non c’è più e non c’è ancora’, ma pezzo per pezzo riappare, in uno sforzo che ha delle proporzioni gigantesche e in un’avventura che è fantastica. Quando si rimane distanti gli uni dagli altri o quando non c’è ancora la piazza del paese è difficile, ma siamo sicuri che tornerà a essere piena di persone, perché la comunità si rigenera’’. Ancora: ’’Dio è comunità e ci ricorda che saremo una cosa sola, perché l’amore unisce, il male distrugge e divide. E questo dipende anche da ognuno di noi’’, osserva il porporato evidenziando che ‘’ricordare fa anche male. Riapre una ferita, suscita le lacrime e queste fanno piangere di nuovo’’.

La visita ad Amatrice

La visita nei luoghi del terremoto è iniziata nel pomeriggio. Prima la presidente del Consiglio Meloni ha raggiunto il Parco Padre Giovanni Minozzi dove si è tenuta la cerimonia in ricordo delle 239 vittime del sisma che dieci anni fa, nella notte del 24 agosto 2016, alle 3:36 devastò la zona. La premier ha deposto una corona d’alloro presso il monumento dedicato alle vittime del sisma. A rappresentare assieme a lei il governo il ministro per la Protezione Civile Musumeci e il ministro del Turismo Mazzi. Accanto a lei il deputato Trancassini. Presenti alla cerimonia il presidente della Regione Lazio Rocca e delle regioni confinanti e coinvolte nel sisma Acquaroli per le Marche, Marsilio per l’Abruzzo e Proietti per l’Umbria. Accanto ad Amatrice i sindaci e le rappresentanze di Accumoli e di Arquata del Tronto, gli altri due comuni colpiti dal terremoto. Davanti al monumento rappresentanze dei corpi coinvolti in prima linea nei giorni del sisma come Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Protezione Civilie, Polizia, Esercito, Carabinieri e Guardia di Finanza.

L’abbraccio di Meloni a uno dei familiari

Durante l’esecuzione del “Silenzio”, un cittadino di Amatrice che ha perso parte della famiglia nel sisma del 2016, visibilmente emozionato e polemico verso la cerimonia, ha provato ad avvicinarsi alla premier per parlarle, ma è stato fermato e confortato dal sindaco Cortellesi. Finita la cerimonia, Meloni sì è avvicinata all’uomo per scambiare due parole con lui. “Sono riuscito a parlarle e mi ha abbracciato. È stata l’emozione più bella della mia vita”, ha detto in lacrime a LaPresse.

Il messaggio sui social

Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale. Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione”. Con questo messaggio, pubblicato sui social stamane, la premier Giorgia Meloni ha ricordato il decimo anniversario del sisma che nel 2016 colpì i territori di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Così continuava il messaggio di Meloni sui social. “In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati - aggiunge la premier- testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”.

“In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante - prosegue Meloni - l’impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L’obiettivo - conclude -rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale”.

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Mattarella: “Monito per potenziare meccanismi di prevenzione”

Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto con un messaggio per ricordare quanto accaduto.

“La notte del 24 agosto di dieci anni addietro, il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori sequenze sismiche fino agli inizi del 2017.Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000sfollati, quel terremoto - delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo - costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio”, la dichiarazione del presidente.

Tajani: “No propaganda o demagogia sulla pelle di chi ancora soffre”

“Il primo pensiero è per le 299 vittime: 237 ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 51 ad Arquata del Tronto. È da loro che bisogna partire. Quel terremoto non ha soltanto distrutto case, strade e monumenti: ha sconvolto la vita di migliaia di persone e ferito l’identità di intere comunità. Sono scomparsi campanili, chiese, piazze, luoghi che custodivano la memoria collettiva”. Lo afferma in un post su X il ministro degli Esteri e vice premier, Antonio Tajani, rilanciando un passaggio dell’intervista rilasciata all’Adnkronos e pubblicata sul suo blog nel decennale dal sisma che hadevastato Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.

“Dieci anni dopo abbiamo il dovere di ricordare, ma anche di fare un bilancio serio di quello che è stato fatto e di quello che resta ancora da fare, senza cadere nella tentazione di fare propaganda o demagogia sulla pelle di chi ha sofferto, e ancora soffre, le conseguenze del sisma”, ha scandito Tajani.

La Russa: “Istituzioni determinate e ferme nell’impegno per la ricostruzione”

Ricordo condiviso via social anche dal Presidente del Senato Ignazio LaRussa. “In occasione del sisma che il 24 agosto 2016 sconvolse il Centro Italia, la Nazione si raccoglie nel ricordo solenne delle 299 vite spezzate e delle numerose comunità duramente colpite. Il Senato della Repubblica rinnova il profondo cordoglio ai familiari delle vittime e la propria vicinanza a quanti, ancora oggi, portano i segni di quella dolorosa ferita. Rendere onore a chi non c’è più significa, perle Istituzioni, continuare con determinazione e immutata fermezza nell’impegno per la ricostruzione, sostenendo le comunità e salvaguardando il patrimonio umano, storico e culturale di quei territori”, ha scritto su Facebook.

Salvini: “Territori hanno saputo rialzarsi con forza e coraggio”

Dieci anni fa un terribile terremoto sconvolgeva Amatrice e il Centro Italia, portando via 299 vite, case, affetti e ferendo intere comunità. Oggi il pensiero e una preghiera vanno alle vittime, alle loro famiglie e a tutti quei territori che con forza e coraggio hanno saputo rialzarsi. Un abbraccio alle popolazioni colpite e un grazie ai Vigili del Fuoco, ai soccorritori e ai volontari che in quelle ore drammatiche non si tirarono indietro. Non dimentichiamo” ha scritto sui social il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini

Piantedosi ricorda vittime, feriti e sfollati

“Il 24 agosto del 2016 un terribile terremoto colpì il Centro Italia, devastando i borghi di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. A dieci anni dal sisma ricordiamo le vittime e i feriti e quanti rimasero sfollati. In questa giornata di memoria e rinnovato dolore, voglio esprimere la più profonda gratitudine ai nostri vigili del fuoco e a tutti coloro che fin dai primi istanti lavorarono senza sosta tra le macerie per salvare vite e prestare soccorso alla popolazione. Il Paese vi è immensamente grato”, le parole del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

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