La Carta è stato il convitato di pietra nello scontro diretto tra i due fronti. Ma Zangrillo non ci sta a passare come un nemico della Costituzione
La Carta è stato il convitato di pietra nello scontro diretto tra i due fronti. Ma Zangrillo non ci sta a passare come un nemico della Costituzione
Quando non si vota, tutti a lamentarsi dell'inerzia di una classe di governo capace solo a rimpinzarsi di bonus e maxi stipendi. Ma quando c'è da approvare i cambiamenti, nero su bianco, diventano inevitabili i distinguo politici
Il capo della segreteria politica di Fdi Arianna Meloni: "Italia più moderna se vince il Sì"
No alla giustizia, no alla riforma, i pm non si toccano, no alla legge elettorale, no al premierato , no alle votazioni sulla politica estera, no all'alta velocità, no alla Torino-Lione, no ai rigassificatori, no a tante cose, sempre no. Una parola per ogni situazione, dire sempre no. E questi si definiscono progressisti?
Ilaria Salis ci racconta Cuba come un paradiso terrestre. E lo racconta a noi che siamo qua in Italia alle prese col caro benzina, con una guerra, col referendum, con una situazione sicuramente pasticciata. Per me può restare lì
Siamo partiti da Cavour che univa l'Italia, ci ritroviamo la Schlein e Bonelli che la disuniscono. Anche questo, purtroppo, è un brutto segno dei tempi.
Dai Carc ai Cobas, dagli islamici agli antagonisti dei centri sociali, è tutto un inno alla partecipazione, roba da fare schizzare l'affluenza a valori da Prima Repubblica
Sal Da Vinci citato dal procuratore di Napoli che tra il serio e il faceto ha detto che anche il vincitore di Sanremo vota No. Alla fine anche questa è finita nel ridicolo. Lasciamo le canzoni napoletane in un altro contesto.
Dagli utenti anonimi che insultano Meloni che va al saggio della figlia, a Tomaso Montanari che dà dei banditi a La Russa e al governo, ci sono due modi in Italia per usare i social per diffamazione a getto continuo. Lo facessimo noi col nostro nome e il nostro cognome, verremmo denunciati e giustamente pagheremmo
Sui dossier internazionali ci sono sempre troppe mozioni e nessuna linea comune sulla politica estera. Sarebbe bello riprendere la lezione di Silvio Berlusconi che anche all’opposizione non faceva mai mancare il sostegno ai governi nelle crisi internazionali