"Razzista, ladro e puzzone" Così Grillo su Salvini

Altro che prove di intesa, tutti gli insulti del M5s alla Lega

"Razzista, ladro e puzzone" Così Grillo su Salvini

Razzista, ignorante, puzzone, piccolo uomo, ladro di stipendi, assenteista e bugiardo. Ecco le prove d'intesa Grillo-Salvini. S'erano tanto odiati. Non c'è ombra di dubbio. Anche se ora la memoria dei passati litigi è offuscata dalle cronache quotidiane e dai giochi di palazzo. I rapporti tra il Movimento 5 Stelle e la Lega non sono sempre stati armoniosi. Anzi. E il leader del Carroccio è finito spesso nel tritacarne dell'invettiva di Beppe Grillo. Attacchi, dichiarazioni violente e vere e proprie campagne web contro i padani, con tanto di hashtag dedicato e post sul sacro blog del comico. Ecco un piccolo florilegio degli scontri più pirotecnici. Tutto inizia nel 2009: Salvini viene pizzicato mentre a una festa del Carroccio intona un canto da stadio, non propriamente elogiativo nei confronti dei napoletani. Grillo non perdona: «Meridionali si nasce, razzisti si diventa. Salvini con il suo stipendio da deputato rappresenta anche loro. La pecunia dei terun non olet, Salvini invece sì». Razzista e puzzone, ci sono già tutti i presupposti per un buon rapporto. Quando si dice partire con il piede giusto. Passano gli anni, monta la rabbia e come da tradizione per Grillo l'attacco scivola velocemente sul piano inclinato dell'insulto personale. Inizia così la stagione delle battaglie lanciate dal blog all'indirizzo di via Bellerio. Il leader e i vari parlamentari europei a Cinque Stelle si passano il testimone sulla gazzetta ufficiale del Movimento. Il tema della tenzone è l'euro: «#SALVINIBUGIARDO ha detto che il referendum per uscire dall'euro proposto dal M5S è una perdita tempo che avrà effetti reali pari a zero. Mente! La Lega non ce l'ha più duro, Salvini chiacchiera, il M5S agisce». Colpi sotto la cintola, nel vero senso della parola. E poi, comunque, il mitologico referendum sulla moneta unica è sparito dai radar della politica grillina. Sul tema dei profughi, è la volta dell'hashtag #SALVINIBALLISTA, anche questo rilanciato in pompa magna sulla home page del sito del comico. E poi ancora: #SALVINISENZAPROFUGHINONCISASTARE, #SALVINIPROEURO «Abbiamo silenziato Salvini, inizierà a lavorare e smetterà fare l'opinionista televisivo?», «Salvini impresentabile», «la Lega è stata otto anni al governo e ha rubato. Hanno presi dei soldi e li ha presi anche Salvini», «traditore politico» e via dicendo con tutte le sfumature dell'attacco.

L'acme viene raggiunto l'11 gennaio del 2015. Sono passati appena quattro giorni dal sanguinoso attacco islamico alla sede di Charlie Hebdo. La polemica politica infuria anche in Italia e Grillo vuole già andare all'incasso. Il suo bersaglio è Salvini: «L'Islam è pericoloso: ci sono milioni di persone in giro per il mondo, e anche sui pianerottoli di casa nostra, pronti a sgozzare e a uccidere in nome dell'islam, lo ha detto Salvini dall'alto della sua ignoranza fondamentalista (...) Salvini è un piccolo uomo portato alla grande ribalta dai media di regime per far dimenticare la Lega ladrona che ha governato per anni insieme a Berlusconi». Sembrerebbe una pietra tombale sui rapporti con la Lega. Altro che accordi, roba da non uscirci neppure a prendere un caffè.

Poco dopo Grillo si dà agli scenari politici, con grande preveggenza accusa la Lega di «essere una forma di difesa del sistema creata a tavolino per eclissare la sua vera alternativa: il M5S». E poi giù un attacco sui media che inventano l'emergenza immigrazione per agevolare Salvini e i partiti del centrodestra. Immigrazione poi diventata uno dei cavalli di battaglia della stessa politica pentastellata. Ma solo anni dopo, quando ormai il disastro era avvenuto. Poi il comico genovese conclude con una profezia: «Questa è l'operazione Salvini. Puro marketing. Chissà se Felpa Selvaggia reggerà». Non solo Salvini ha retto, ma ora vorrebbe pure che gli reggesse un governo. Siamo a giugno del 2015 ma sembrano passate ere geologiche, tante capriole hanno fatto i Cinque Stelle.

Gli attacchi sono costanti e spesso corredati di fotomontaggi, come quello in cui il leader leghista viene addobbato con un paio di orecchie da asino. Molti dei quali, come spiega qui sotto Clarissa Gigante, sono poi misteriosamente spariti nel nulla. Come in un Alzheimer selettivo le macchine della Casaleggio hanno fatto perdere le tracce di alcuni post che ora potrebbero risultare scomodi. Ma ancora nell'ottobre dello scorso anno Luigi Di Maio annunciava con granitica fermezza: «Mai alleanze con partiti come la Lega che hanno disintegrato il Paese. Salvini fa un gioco sporco».

Beh, difficile dire che i Cinque Stelle facciano un gioco pulito. Almeno a giudicare da tutte le dichiarazioni che la memoria della rete ci ha restituito. Chi di web ferisce, di web perisce. E forse anche di sotterfugi politici.

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