Sigarette, guida ai divieti E la nostra libertà va in fumo

Pacchetti choc e loimiti al fumo: l'Italia importa i divieti europei. Così riducono in cenere la nostra libertà

Sigarette, guida ai divieti  E la nostra libertà va in fumo

Giù le mani dalle bionde. Quelle che si fumano. I fumatori sono l'unica minoranza che si può sbertucciare e mortificare pubblicamente. Non c'è alcuna associazione che li difenda, nonostante siano tra i più fedeli contribuenti: ogni giorno pagano (almeno) una gabella. Quella che il Monopolio impone al loro vizio. Sia chiaro: fumare non fa bene. Lo sanno anche i sassi. Ma farsi del male consapevolmente fa parte delle libertà dell'uomo. I fumatori devono essere liberi di bruciare soldi, catrame, tabacco e salute a loro piacimento. Ma nel rispetto del prossimo. Dove non arriva l'invadente Stato italiano, ci sono i burocrati Ue: impegnati a spegnere le sigarette, invece che gli incendi che infiammano il continente.

Messi al bando i pacchetti da dieci, quelli tradizionali verranno funestati da immagini mediche pulp. Foto choc e sciocche che non servono a nulla. Non solo: non si può fumare in auto in presenza di donne in stato di gravidanza o minori. Legge inapplicabile: come fa un agente sul ciglio della strada a distinguere una donna incinta da una sovrappeso? O un diciassettenne da un diciottenne? Ma soprattutto: la propria auto a meno che non si faccia il tassista è un luogo privato e non pubblico, dove uno fa quello che gli pare. Un luogo impestato di fumo nel quale lo Stato non dovrebbe ficcare il suo naso salutista. Perché di questo passo non potremo fumare neppure in casa e, magari, tra qualche anno in preda al delirio vegano non ci faranno neanche abbrustolire una bistecca. A causa delle pericolose esalazioni dei grassi sulla piastra. Suvvia. Lo Stato cerchi di fare la Patria e non s'inventi «Matria» che ci spegne i vizi e ci mette la sciarpa al collo al primo refolo di vento. Possiamo fare a meno delle sue ipocrite premure. Anche perché giova ricordarlo lo spacciatore è lo Stato stesso: vende tabacco, incassa fiumi di quattrini dai fumatori e poi li prende anche per i fondelli. E quanto lo Stato sia un «pusher» lo si è visto con la guerra al commercio di sigarette elettroniche. La e-cig meno nociva dell'antenata cartacea stava raccogliendo un discreto successo e i negozi spuntavano in ogni città.

Ora hanno chiuso, distrutti da una tassazione mostruosa che ha lasciato a casa migliaia di persone. Perché? Perché nuocevano gravemente alla salute. Delle casse dello Stato. E non è solo una questione che riguarda i tabagisti, perché uno Stato illiberale un po' per volta si fuma tutte le nostre libertà.

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