Non usate i gay per distruggere la famiglia

Mentre un minorenne gay invoca su La Repubblica il diritto di esistere, un ennesimo film di lesbiche trionfa a Cannes

Mentre un minorenne gay invoca su La Repubblica il diritto di esistere, un ennesimo film di lesbiche trionfa a Cannes. Ci dev'essere qualcosa che non funziona con la realtà se un ragazzo si sente respinto dal mondo mentre il mondo, ogni giorno, non solo accoglie ma celebra l'omosessualità a norma di legge, d'arte e di vita. Qualcuno dirà che un conto è la fiction, un altro è la realtà. Nella vita quotidiana non c'è questa omofilia di Stato e di potere, di cultura e di spettacolo. Però si potrebbe dire pure l'inverso, che il ragazzo vive di riflesso le campagne contro l'omofobia e si convince di essere disprezzato dal mondo, perdendo di vista la realtà.

Merita rispetto, se autentico, il racconto del travaglio di un minorenne; fragilità di vario tipo angosciano i suoi coetanei. Bisogna dire a lui e a tutti che nessun uomo civile si sogna di negargli il diritto di esistere come gay, anzi se vive male questa sua propensione (parola ammessa nel codice penale gay o no?) ha tutto il nostro affetto. Nessuna persona di buon senso si sognerebbe mai di sindacare nella vita privata e sessuale di nessuno se non nuoce ad altri. Ma la discussione pubblica verte su un'altra cosa, la differenza radicale, spirituale e corporale, tra la famiglia e le unioni gay.

E la tutela civile e morale della famiglia, fondamento naturale e culturale di ogni civiltà e della sua continuità.
Non usate l'animo delicato di un ragazzo gay per degradare la famiglia a una srl o unione come tante. E per premiare tutto ciò che è gay solo perché gay.

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