"I musulmani non stiano zitti davanti al terrorismo islamico"

Il presidente iraniano condanna l'Isis: "Religione di morte". Mentre Khamenei incontra i cristiani per il Natale

L'Ayatollah iraniano Ali Khamenei
L'Ayatollah iraniano Ali Khamenei

Da Paese dell'asse del male a Nazione in prima linea contro la barbarie dello Stato islamico. È questa, in breve, la parabola dell'Iran sciita degli ayatollah. Fin dagli attentati parigini del 7 gennaio scorso, quelli di Charlie Hebdo, il mondo sciita ha preso le distanze dalle violenze del terrorismo.

Ora il presidente dell'Iran, Hassan Rohani, intervenendo a una conferenza sull'unità islamica a Teheran, ha detto: "I musulmani devono migliorare l'immagine della loro religione, che è stata macchiata dalla violenza di gruppi estremisti come lo Stato islamico. È nostro grande dovere oggi correggere l'immagine dell'islam nell'opinione pubblica mondiale".

Il presidente iraniano ha anche criticato i Paesi musulmani per il fatto che "restano in silenzio davanti alle uccisioni e agli spargimenti di sangue" in Siria, Iraq e Yemen. L'Iran ha interessi in tutti questi Paesi e, non a caso, ha subito schierato il generale Qassem Soleimani, capo della Forza "Al-Qods", le unità speciali dei guardiani della Rivoluzione. Soleimani ha il compito di addestrare e armare le milizie sciite per combattere contro lo Stato islamico. Protagonista di mille conflitti, Soleimani ha avviato una vera e propria "campagna social" per testimoniare il suo impegno (e quello dei suoi uomini) nella lotta contro le bandiere nere.

Rohani, durante la conferenza citata, si è anche chiesto: "Abbiamo mai pensato che, invece dei nemici, sarebbe stato un gruppo appartenente al mondo islamico, benchè minoritario, a presentare l'Islam come la religione della morte, della violenza, della frusta, dell'estorsione e dell'ingiustizia?".

La Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha deciso invece di visitare le famiglie cristiane dei "martiri", in occasione del Natale. Il sito ufficiale di Khamenei ha pubblicato una foto di uno degli incontri, in una casa di Teheran, in cui si vede la Guida Suprema guardare un documento, seduto accanto a una donna anziana, dinanzi a un fondale con un piccolo albero di Natale e un ritratto del figlio "martire", ucciso durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988).

"Lo sforzo dei soldati affonda le radici negli sforzi delle madri", si legge nella foto.

Nonostante i cristiani rappresentino meno dell'1% della popolazione iraniana (che conta 80 milioni circa di persone) non vengono discriminati nella Repubblica Islamica che tollera tutte le minoranze religiose.

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