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Emiliano, l'"uomo bostik" incollato al potere fra trasformismi e gaffe

Da vent'anni dominatore in Puglia, l'ex pm deriso da Cossiga non s'è mai dimesso dalla magistratura. Ha elogiato e attaccato tutti: pur di rimanere a galla

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Ci vuole un caterpillar per spostare Michele Emiliano. Nella Prima Repubblica abbiamo esecrato a tal punto «le solite facce» che ora neppure ci accorgiamo che certi rincalzi sono lì da secoli: basti che dopo vent'anni Emiliano non si è ancora dimesso dalla magistratura (è ancora «in aspettativa per mandato elettorale» e quando la Corte costituzionale stabilì che i magistrati non potevano avere tessere di partito, nel 2018, lui non lasciò la magistratura: piuttosto non rinnovò l'iscrizione al Pd. Nel frattempo era stato sindaco di Bari, segretario regionale del Partito, presidente del Pd Puglia, poi ancora sindaco di Bari, coordinatore dell'associazione comuni italiani, coordinatore delle città metropolitane, presidente del consorzio sviluppo industriale di Bari, fondatore di «Lista Emiliano» ed «Emiliano per la Puglia» e «La Puglia con Emiliano», «presidente della Fondazione Petruzzelli e teatri di Bari», assessore alla legalità e polizia di San Severo, poi ancora segretario del Pd pugliese, presidente della Regione Puglia, Presidente di Nereus (una cosa di rapporti tra le regioni e «gli attori della politica spaziale in Europa»), ha partecipato a varie primarie del Pd, ha istituito il movimento «Con» (per fare «polline tra Pd e grillini, dialogare coi Verdi e col sindaco di Milano) e poi la federazione «Insieme per la Puglia», ha elogiato Berlusconi, Salvini, Renzi, vari forzisti, e insomma: vorrete mica insinuare che sia un uomo di potere, Michele Emiliano? Vorrete mica insinuare che possa essere l'inamovibile perno di un sistema di clientele e quindi inefficienze che dopo vent'anni non regge più, ma che lui è sempre stato bravissimo ad addebitare ad altri?

Anche adesso, che in Puglia e nel Pd sembra essersi aperto il vaso di Pandora: ma quale commissariamento, quale voto, quale azzeramento o altri radicali cambi di rotta come richiesti dalla segretaria Elly Schlein: basta un rimpasto di giunta, basta tappare i buchi, «poi la prossima settimana i vertici del Pd pugliese si riuniranno per fare il punto». E se il Pd locale e i Cinque Stelle sono quasi alle mani, coi piddini accusati di «trasformismo» da uno come Giuseppe Conte, lui, Michele Emiliano, non si scompone: «Io ho un buon rapporto con Giuseppe e non intendo romperlo».

Ci vuole un caterpillar per spostare Michele Emiliano. Nel 1988 ad Agrigento era uno dei «giudici ragazzini» derisi da Francesco Cossiga. Giocava a basket (arrivò alla serie B) anche se oggi sembra un rugbysta. Quando accettò di fare il sindaco per il centrosinistra iniziò subito il suo stare nel partito senza stare nel partito, l'antinomia tra il voler essere cagnone sciolto e far parte di un apparato come l'ex Pci. Sarà sempre così, tanto che per essere eletto ha fondato liste sue, come visto: e ogni volta il suo cercarsi alleanze si è rivelato un'avventura variabile: da uomo istituzionale si è fatto politico «vicino alla gente» (lui si definì «populista istituzionale», bell'ossimoro) oppure assomigliare a quei pupazzi oscillanti che si mettono sul cruscotto della macchina: in quarantott'ore, nel 2017, passò da «ho appoggiato Renzi, scusatemi» al definitivo «Matteo non ti ricandidare» sino al «Ricandidati, puoi rivincere da segretario». Poi potremmo enumerare gli aspetti più colorati dell'Emiliano-Zelig: quando ad Acquaformosa (Cosenza) si mise a ballare la pizzica e si ruppe il tendine d'Achille; quando si mise a chattare con Frank Underwood (il protagonista della serie tv House of cards) chiedendogli un degno candidato come avversario; quando quel noto genio (ironia) che è il rapper J-Ax scrisse «Il discorso di Emiliano sta spaccando, grande» ed Emiliano rispose «Bella zio! Sei grande!». Yeah. Everybody. Emiliano, per far dimenticare uno scandaluccio sulle famose cozze pelose (peccato, manca lo spazio per parlarne) propose l'assessorato alla Cultura al regista di Checco Zalone, che rifiutò. Poi però il regista, Gennaro Nunziante, girò un film con Zalone titolato «Quo Vado?».

Si attende la risposta di tutto il Pd pugliese.

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