Via alla partita per il Quirinale, Bersani finge di aprire al Pdl: "Ma non sarà il Cav a scegliere"

La partita per il Quirinale si fa tesa. Si allarga la rosa dei nomi. In pole position Amato, Prodi e D'Alema. Bersani apre al Pdl: "Sì al dialogo". Ma c'è puzza di bluff

Pier Luigi Bersani durante le votazioni per il nuovo Presidente della Camera
Pier Luigi Bersani durante le votazioni per il nuovo Presidente della Camera

Silvio Berlusconi è stato chiaro: "La presidenza della Repubblica non deve andare alla sinistra". Dopo il colpo di mano di Pier Luigi Bersani, che alla prima prova del parlamento, si è portato a casa i presidenti di Camera e Senato, la partita per il prossimo inquilino del Colle si preannuncia infuocata. Alla minaccia del Cavaliere di portare il centrodestra in piazza qualora la sinistra occupasse anche il Quirinale, il Pd sembra accennare timide apertura. "Anche altre forze politiche devono concorrere", ha spiegato Davide Zoggia ai microfoni di Agorà.

"Il problema esiste. Non è un'invenzione di Berlusconi". Mentre con un occhio guarda alla complicata partita che lo porterà davanti a Giorgio Napolitano con la lista dei ministri, con l'altro Bersani tiene sotto controllo l'imminente elezione del nuovo presidente della Repubblica. Due partite che sono inestricabilmente legate e che rischiano di far implodere la già difficile situazione a Palazzo Madama. Secondo un retroscena pubblicato da Repubblica, il leader piddì avrebbe capito che il centrosinistra non può permettersi "un'occupazione militare delle cariche istituzionali", tanto più dopo che non è nemmeno riuscito a vincere le elezioni. Proprio per questo sul nuovo inquilino del Colle occorre "cercare una soluzione anche con il Pdl". "Non su un nome loro, ovviamente - è il ragionamento di Bersani - ma si deve provare a condividere una proposta". Una mossa che tende quindi a escludere Gianni Letta, sul cui nome aveva converso gran parte del centrodestra, per favorire la "riserva" Giuliano Amato. Questa volta il nome del Dottor Sottile viene portato avanti da una certa sinistra mentre nel 2006 era stato il Cavaliere a sentenziare: "È il migliore di tutti". Sebbene possa avere i consensi sufficienti per portare Amato al Colle, Bersani non se la sente di voltare le spalle ai Cinque Stelle ai quali ha già tirato un brutto scherzo a Montecitorio sul sui scranno ha messo la Sel Laura Boldrini. La partita è spinosa. E, quindi, si avanzano nomi su nomi. In via del Nazareno si parla di Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Giuseppe De Rita e Romano Prodi. E, ovviamente, Massimo D'Alema che, oltre al benestare della sinistra estrema, godrebbe qualche consenso anche tra le schiere del centrodestra. "Per il Quirinale serve una personalità super partes - ha avvertito il senatore del Pdl Gaetano Quagliariello - i nomi circolati sinora, Mario Monti compreso, non lo sono".

Per Zanda il successore di Napolitano al Quirinale dovrà essere "un presidente democratico, assolutamente equidistante e rispettoso dello Stato di diritto e del ruolo che la Costituzione gli assegna". Insomma, un presidente che deve sottostare allo screening dei democrat. "Quella tra 'moderati' e 'non moderati' - ha osservato l'esponente piddì - è una divisione che non conosco: nella difesa della Costituzione il presidente della Repubblica deve essere radicale". In realtà, le aperture dei big del Pd suonano sibilline e rischiano di rivelarsi una vera e propria trappola. Non a caso Berlusconi sente aria di golpe.

Anche ieri pomeriggio, incontrando i neo eletti per nominare i capigruppo di Camera e Sanato, ha detto chiaramente che Bersani punta a governare con i voti del Movimento 5 Stelle facendo fuori il Pdl che, alla scorse elezioni, ha portato a casa quasi 10 milioni di voti. L'occupazione militare delle istituzioni è già in atto. E la mano tesa di Bersani al centrodestra suona più come un bluff.

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