"Senza velo non uscite di casa". E giù botte. Padre e figlio condannati

Tre giovani marocchine residenti nella provincia di Lucca hanno denunciato il padre e il fratello (condannati a due anni e due mesi) per percosse e maltrattamenti. Il motivo? I familiari non approvavano la loro decisione di non indossare il velo e di vivere troppo "all'occidentale"

"Senza velo non uscite di casa". E giù botte. Padre e figlio condannati

Avevano confidato ad una docente la lunga serie di percosse e maltrattamenti subìti da parte del padre e del fratello, di fede islamica. Il motivo? A detta dei due familiari, non rispettavano i precetti del Corano, rifiutandosi di indossare il velo e risultando "troppo occidentalizzate" in termini di condotta di vita. Una vicenda che arriva dalla provincia di Lucca, in Toscana, e che ha come protagoniste tre giovani marocchine. E che, a seguito della conclusione dell'iter giudiziario, ha portato alla condanna del papà cinquantacinquenne e del fratello venticinquenne (con quest'ultimo che avrebbe oltretutto alle spalle anche dei precedenti per droga) a due anni e due mesi.

Le tre ragazzine, tutte e tre minorenni all’epoca dei fatti, sono state ascoltate in fase di incidente probatorio e in quell’occasione hanno raccontato agli investigatori di essere state picchiate, in più occasioni, dagli uomini in questione. Aggressioni dovute al fatto che entrambi i parenti fossero del parere che le tre adolescenti non rispettassero la fede musulmana con i loro atteggiamenti a loro avviso “troppo occidentali". Le discussioni in casa sarebbero nate principalmente da questioni come l’abbigliamento e le uscite, con i due che avrebbero imposto a più riprese alle ragazze di portare il velo islamico. E dinanzi al loro rifiuto, secondo gli inquirenti non avrebbero esitato a punirle a suon di schiaffi, pugni e calci per ricondurle all'obbedienza.

Il fratello poi, sarebbe arrivato addirittura anche a controllare il telefono cellulare della più grande delle tre, per il timore che la ragazza potesse frequentare gente a detta sua poco raccomandabile. Sarebbe peraltro stata proprio quest'ultima a far emergere la situazione: stanca delle continue vessazioni, la giovane ha raccontato tutto ad un'insegnante della scuola che frequentava, con la quale aveva evidentemente stretto un rapporto di fiducia.

Ed è stata la dirigenza dell'istituto scolastico a contattare le forze dell'ordine, denunciando quanto riferito dalla studentessa. I due imputati, prima ancora di essere condannati, erano stati già allontanati dalle mura domestiche. Le giovani donne, ora affidate al tribunale dei minori, sono state separate dal nucleo familiare e trasferite in una struttura di accoglienza.

Resta infine da definire la posizione della loro madre: ascoltata in aula come testimone, ha accusato le figlie di aver inventato tutto. A seguito degli sviluppi del processo, però, è stata accusata a sua volta di falsa testimonianza e per tale motivo è già stata rinviata a giudizio.

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