"Quale altro esercito terrebbe duro in un conflitto come il nostro?"

Uno stralcio tratto da "Giornate di guerra, Alto Isonzo-Carnia-Carso (1915-1917) di Benito Mussolini. "Amano la battaglia questi uomini? No. La odiano? No, l'accettano come un dovere"

"Quale altro esercito terrebbe duro in un conflitto come il nostro?"

Pubblichiamo in questa pagina per gentile concessione dell’editore Leg uno stralcio tratto da Giornale di guerra Alto Isonzo - Carnia - Carso (1915-1917) di Benito Mussolini (pagg. 218, euro 22, a cura e con una postfazione di Mimmo Franzinelli). Il testo di Mussolini non veniva pubblicato dal 1923. L’edizione Leg si avvale del testo originale che uscì durante la guerra sulle pagine del quotidiano Popolo d’Italia ed è accompagnato da un vasto apparato fotografico e di note che consente di contestualizzare appieno lo scritto. Nel passo che abbiamo scelto, Mussolini riflette sulle caratteristiche dei suoi commilitoni e del soldato italiano in generale.

Martedì 2 novembre 1915

Corridoni è caduto sul campo di battaglia. Onore, onore a Lui! Scrivo alcune righe per il Popolo dedicate alla sua memoria. Ho comunicato la notizia al mio commilitone, il gasista milanese Pecchio. Sulle prime era incredulo. Quando gli ho mostrato la prima pagina del Popolo ha creduto ed ha pianto.Nevica rabbiosamente. Tutti i monti sono già bianchi: ordine di affardellare gli zaini e di tenersi pronti per partire. La nostra Compagnia deve sostituire la 9a che si trova già da cinque giorni ai posti avanzati. Dopo due mesi comincio a conoscere i miei commilitoni e posso esprimere un giudizio su di loro. Conoscere è forse troppo dire. Le mie conoscenze sono limitate al mio plotone e un poco alla mia Compagnia. La trincea nell'alta montagna costringe ogni soldato a vivere da solo o con qualche compagno, nella propria tana.

Cerco di scrutare la coscienza di questi uomini, fra i quali, per le vicende guerresche, io debbo vivere e chissà... morire. Il loro morale. Amano la guerra, questi uomini? No. La detestano? Nemmeno. L'accettano come un dovere che non si discute. Il gruppo degli abruzzesi che ha per capo o comparo il mio amico Petrella, canta spesso una canzone che dice: E la guerra s'ha da fa, Perché il Re, accussi vuol.Non mancano coloro che sono più svegli e coltivati. Sono quelli che sono stati all'estero, in Europa e in America. Hanno letto prima della guerra qualche giornale. In guerra sono anti-tedeschi e belgofili. Quando il soldato brontola, non è più per il fatto guerra, ma per certi disagi o deficenze ch'egli ritiene imputabili ai capi. Io non ho mai sentito parlare di neutralità o di interventismo. Credo che moltissimi bersaglieri, venuti dai remoti villaggi, ignorino l'esistenza di queste parole. I moti di maggio non sono giunti fin là. A un dato momento un ordine è venuto, un manifesto è stato affisso sui muri: la guerra! e il contadino delle pianure venete e quello delle montagne abruzzesi, hanno obbedito, senza discutere.

Nei primi tempi della guerra, i bersaglieri hanno valicato il confine, cogli inni sulle labbra e la fanfara alla testa dei battaglioni. Dopo due mesi di sosta a Serpenizza, venuto finalmente l'ordine di riprendere l'avanzata, i bersaglieri hanno conquistato al passo di corsa, malgrado un turbine di cannonate la Conca di Plezzo e si sono trincerati a quattrocento metri oltre la città, che gli austriaci hanno poi quasi completamente distrutta colle granate incendiarie. Quando i bersaglieri narrano gli episodi di quell'avanzata, vibra ancora nelle loro parole la soddisfazione e l'entusiasmo della conquista. La vita di trincea monotona e aspra contrassegnata soltanto dallo stillicidio quotidiano dei morti e feriti, indurisce i soldati. Parlar loro non si può. Riunire gli uomini, in prima linea, per tener loro un discorso, significa esporli a un sicuro immediato massacro da parte dell'artiglieria nemica.

È il nemico, la presenza del nemico che spia e spara a cinquanta, cento metri, ciò che tiene elevato il morale dei soldati: non i giornali che nessuno legge; non i discorsi che nessuno tiene...Sono religiosi questi uomini? Non credo troppo. Bestemmiano spesso e volentieri. Portano quasi tutti al polso una medaglia di santo o madonna, ma ciò equivale a un porte-bonheur. È una specie di mascotte sacra. Chi non paga il suo tributo alle superstizioni delle trincee? Tutti: ufficiali e soldati. Lo confesso: porto anch'io nel dito mignolo un anello fatto con un chiodo di ferro di cavallo...Questi soldati sono nella loro grandissima maggioranza solidi, sia dal punto di vista fisico che morale.

Se il vecchio Enotrio Romano tornasse al mondo, dinanzi a questi uomini meravigliosi nella loro tenacia, nella loro resistenza, nella loro abnegazione, non direbbe più come un tempo:La nostra Patria è vile!Quale altro esercito terrebbe duro in una guerra come la nostra?

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