
Ora milita in Serie D, la quarta divisione, e non ci sarebbe nulla di male considerato il fatto che la squadra è espressione di un quartiere di Verona. Ma il Chievo nei primi anni del duemila ha vissuto una vera e propria favola calcistica, calcando i campi di Serie A per sedici anni, arrivando persino a giocare in Coppa Uefa e ai preliminari di Champions. Poi nel 2021 il disastro, con l'esclusione dai campionati professionistici e il fallimento per inadempienze tributarie. Il cluib, con un altro nome (Football Club Clivense, poi tre anni dopo Associazione Calcio ChievoVerona) è ripartito dai dilettanti.
Oggi la Procura di Verona ha chiesto il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta per Luca Campedelli, l'ex patron del club, la cui famiglia possedeva la Paluani, nota azienda di pandori dichiarata fallita nel 2023. Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza hanno scoperto un meccanismo fraudolento per mezzo del quale Campedelli, che era l'amministratore unico del Chievo, avrebbe ''sistematicamente rappresentato una situazione economica di apparente benessere del Chievo Verona - spiega la Procura - tale da dissimulare il dissesto e l'erosione del patrimonio della società, nonché di permettere alla stessa l'iscrizione al campionato di calcio, pur in assenza dei requisiti necessari''.
Nel mirino della Procura anche le "fittizie" cessioni a prezzi gonfiati di calciatori alle squadre del Cesena e del Carpi, al fine di generare ingenti plusvalenze per oltre 35 milioni di euro. Plusvalenze fittizie generate anche da altre operazioni infragruppo, come quelle che avevano per oggetto la cessione del marchio Chievo, appositamente rivalutato, e il conferimento del ramo d'azienda comprendente il terreno del centro d'allenamento di Bottagisio.
I magistrati contestano inoltre a Campedelli anche distrazioni dalle casse del Chievo di oltre 200.
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