Rifugiato espulso dal centro di accoglienza per droga, ma il Tar lo riammette

Dopo esser stato allontanato dal Centro di accoglienza di Prato (in Toscana) in cui era ospite a causa della sua condotta violenta, fra aggressioni e possesso di droga, un rifugiato ha fatto ricorso al Tar. E l'ha vinto

Rifugiato espulso dal centro di accoglienza per droga, ma il Tar lo riammette

Era stato allontanato dal Centro di accoglienza del quale era ospite circa tre anni fa, dopo essersi reso protagonista di episodi di violenza ai danni di altri rifugiati presenti in quel periodo ed esser stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti. A dispetto di tutto ciò, dovrà tuttavia essere ammesso di nuovo all'interno della struttura. Lo ha deciso il Tar della Toscana, accogliendo il ricorso presentato dal legale del richiedente asilo protagonista di questa vicenda. Il motivo? La Direttiva europea sul tema, che prevede sostanzialmente che un rifugiato non possa esser messo alla porta (se non in casi particolarmente gravi). Una storia che arriva da Prato e che, stando a quanto riportato dalla testata online Notizie di Prato, ebbe inizio nel 2019.

La decisione della Prefettura

Lo straniero, ospite di un Centro di accoglienza del capoluogo laniero, venne espulso dalla direzione a causa della sua condotta: avrebbe talvolta aggredito gli altri ospiti per futili motivi, passando direttamente dalle parole alle mani. In altre occasioni sarebbe invece sarebbe invece stato scoperto con della droga in tasca. E a seguito di tutto ciò, la prefettura locale ne dispose l'allontanamento dal centro, in quanto secondo il prefetto il comportamento tenuto nel corso della sua permanenza ne violava le regole. Tutto questo succedeva più o meno un triennio fa quindi, ma il rifugiato non avrebbe gradito la decisione e tramite il suo avvocato avrebbe fatto ricorso al tribunale amministrativo regionale nella speranza di vedere annullato il provvedimento nei suoi confronti. La difesa ha elencato una serie di censure per contrastare e respingere la decisione della prefettura, tra cui il difetto di adeguata motivazione e la violazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza che sono alla base della disciplina europea, per la quale l'esclusione dal centro deve essere l'ultima spiaggia.

E la giustizia (pur riconoscendo di fatto gli avvenimenti che lo avevano portato fuori dal centro) gli ha dato ragione proprio basandosi su quanto previsto dalla normativa europea: il prefetto aveva applicato in buona sostanza quanto previsto dalla legge italiana, che tuttavia apparirebbe in antitesi con la direttiva sopracitata.

Secondo i magistrati del tribunale amministrativo infatti, "la prefettura ha esercitato in modo errato un potere previsto dall'ordinamento, violando la norma che lo prevede e, perciò, il provvedimento non può essere ritenuto legittimo”. E a questo punto, la parola "fine" sembra esser stata scritta in via definitiva: lo straniero dovrà essere riammesso al più presto al Centro di accoglienza.

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