Brescia, il sindaco Pd butta via la statua che piaceva al Duce

A Brescia restaurato il Bigio. Ma Del Bono lo chiude in un magazzino comunale: "È motivo di divisione"

Brescia, il sindaco Pd butta via la statua che piaceva al Duce

Che fine farà il Bigio? Il sindaco piddino Emilio Del Bono proprio non lo vuole. Non gli vanno proprio giù gli elogi di Benito Mussolini che lo aveva innalzato a simbolo della raffigurazione dell'Era fascista. Abbandonata in un magazzino comunale, la scultura in marmo di Carrara nata dal genio di Arturo Dazzi nel 1932 aspetta ancora oggi che la amministrazione di Brescia le dia una collocazione.

Nel 2013 l'allora sindaco del Pdl Adriano Paroli aveva fatto restaurare il Bigio per poi collocarlo nella fermata "Vittoria" della neonata metropolitana bresciana. Un progetto ambizioso che è stato subito fermato dalla sinistra appena Del Bono è stato eletto sindaco. "Una statua non è, non può essere e non può diventare il problema della città - ha spiegato il primo cittadino - collocare la statua dei Dazzi su quel piedistallo sarebbe motivo di divisione. E io voglio una città unita, non divisa. Questo lo dico anche a tutela dello stesso manufatto, che verre immediatamente deturpato perché individuato come elemento simbolico. Ricordo che questa è l acittà della Strage di Piazza Loggia...". Il niet del sindaco ha così chiuso il Bigio in una stanza comunale. Nelle prossime settimane, come fa sapere Libero, verrà istuito un gruppo per decidere il destino della statua. Come già avanzato dall'ex assessore ai Lavori pubblici Mario Labolani di Fratelli d'Italia, anche Philippe Daverio ha proposto di fare un referendum popolare per decidere il collocamento del Bigio.

Ieri mattina Labolani ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per incastrare l'amministrazione bresciana. L'esposto è teso, infatti, a fare chiarezza sui 500mila euro spesi per il restauro: "Del Bono dovrà dare conto dei soldi pubblici spesi fino ad oggi.

Il Bigio doveva tornare in piazza. È come se decidessimo di abbattere il palazzo delle Poste perché di epoca fascista". Secondo l'esponente di Fratelli d'Italia, infatti, "l'ideologia non può cancellare l'arte o la storia".

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