"Non è finita...": gli esperti lanciano l'allarme

Frenata dei cali giornalieri e leggero aumento dei nuovi positivi al Covid-19 in Italia. "Contagi stanno risalendo, la pandemia non è finita"

"Non è finita...": gli esperti lanciano l'allarme

Sarebbe una bugia parlare di inversione di tendenza e inutile "terrorismo" ma la matematica non è un'opinione e i numeri sono lì a dimostrarcelo: da qualche giorno si registra una leggera risalita dei casi Covid-19 nel nostro Paese, quasi a ricordarci che la pandemia non è finita nonostante la cessazione dello stato d'emergenza il prossimo 31 marzo. "I contagi stanno risalendo, +13% negli ultimi sette giorni. Con una stima dell'Rt a 1,3", ha affermato all'Adnkronos Salute il fisico Giorgio Sestili, che fin dall'inizio della pandemia analizza e monitora l'andamento epidemico di Sars-CoV-2. "Sono 4 le regioni dove il virus è in crescita: Umbria, Calabria, Molise e Valle d'Aosta".

"La pandemia non è finita"

Dicevamo dei numeri: la media settimana è in aumento, i nuovi casi registrato domenica 6 marzo sono stati 36.522 controi 35.890 di sabato 5 marzo e i 35.663 di venerdì 4. Più significativo degli altri è il dato tra le due domeniche: una settimana fa (27 febbraio) i casi sono stati 30mila. Ma non è tutto. "Negli ultimi giorni è in crescita anche la media mobile del rapporto tra nuovi casi e tamponi effettuati, passando dal 9,12% di mercoledì al 9,67% di ieri, ha spiegato al Messaggero Roberto Cauda, Direttore dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma. "Superare lo stato d’emergenza non significa d’un tratto magicamente essere fuori da ogni vincolo, perché il Covid continua ad essere una sfida con cui fare i conti", ha affermato il ministro della Salute, Roberto Speranza, predicando la massima prudenza.

Le possibili cause

Per quanto la frenata del virus rispetto alle ultime settimane c'è ancora, si assiste adesso ad una sorta di "frenata": resta da capire se nei prossimi giorni continuerà il calo o meno. Una delle possibili motivazioni agli aumenti di positività la dà il fisico Sestili, secondo il quale è un rapporto di cause tra le aperture e la minore attenzione della gente oltre al fatto di essere "ancora a marzo e fa freddo". Gli fa eco il professore Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). "La sensazione è che ci sia in giro una certo grado di stanchezza - spiega al Messaggero - e questo senza dubbio un impatto sulla curva ce l’ha. È forse passato il messaggio che ce l’abbiamo fatta e un pochino si è persa l’attenzione".

Un'altra importante cause del rallentamento della curva dei contagi verso il basso è dato dalla vaccinazione, in calo sia come somministrazioni quotidiane che per il calo fisiologico degli anticopri dopo quattro-sei mesi. In ogni caso, è ancora presto per dare sentenze definitive. "Oggi questi dati sono difficili da interpretare - conclude Andreoni - magari abbiamo raggiunto il plateau, e dobbiamo accettare che in questa stagione il virus circola in questo modo. Sarebbe l’endemizzazione del Covid. Ma è presto per dirlo". L'importante è che, come sottolineano gli esperti, continua il calo degli ingressi in terapia intensiva e c'è una frenata dei decessi.

Ma l'allarme nuovi contagi arriva anche da oltremanica: dal 22 febbraio a ieri, in Regno Unito i casi sono passati da 398mila a 664mila al giorno, in pratica il doppio. Quanto basta per ricordarci che il Covid è vivo e vegeto e gira tra di noi.

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