Processo al cardinale Pell: decisione sul rinvio attesa per aprile

Il cardinale Pell, prefetto della Segreteria per l'economia del Vaticano in congedo, alla sbarra in Australia: il giudizio è previsto per il prossimo aprile

Processo al cardinale Pell: decisione sul rinvio attesa per aprile

Il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l'economia del Vaticano, si sta difendendo dalle accuse in Australia. Dopo quattro settimane di udienze è arrivata una notizia: il giudizio è atteso per il mese di aprile. Solo allora sapremo se esistono o no prove sufficienti per un vero e proprio rinvio a giudizio di uno degli uomini più centrali della Curia di Roma.

Il motivo per cui Pell si trova adesso alla sbarra e lontano dalla Santa Sede è noto: il cardinale australiano è incriminato per presunti abusi sessuali ai danni di minori che sarebbero avvenuti tra la fine degli anni 70' e gli anni 80' a Ballarat, suo paese di nascita, e tra la fine degli anni 90' e gli inizi del 2000' nella diocesi di Melbourne, dove Pell era arcivescovo. I dettagli delle accuse non sono ancora conosciuti con esattezza, ma le autorità australiane hanno parlato di "denunce multiple".

Bergoglio ha accettato la richiesta di Pell, quella finalizzata ad essere congedato, anche per consentirgli di difendersi. Il porporato, che continua a professarsi innocente, ha in passato dichiarato di "aver fallito" in relazione ai casi di pedofilia. Tra quanto contestatogli, insomma, ci sarebbero, oltre a quelli che lo vedrebbero direttamente responsabile, anche episodi in cui Pell avrebbe coperto dei sacerdoti abusanti. E tra i reati di cui deve rispondere sarebbe presente persino un caso di stupro.

Ma cosa sta emergendo nel processo in corso dallo scorso 5 marzo? Secondo quanto si apprende sul Guardian, l'avvocato Richter avrebbe detto che le prove contro il suo assistito sono "corroborate" e "non affidabili". Nel 96', ad esempio, Pell avrebbe detto la messa solo due volte nella Cattedrale di San Patrizio. In entrambe le occasioni sarebbe stato circondato da molti fedeli subito dopo la celebrazione. Non avrebbe potuto avere, quindi, né il tempo né il modo di "stare da solo con due ragazzi nella sagrestia".

La Nuova Bussola Quotidiana, poi, ha riportato una serie di ulteriori dettagli: la polizia di Viktoria avrebbe dato vita all'inchiesta prima ancora di ricevere denunce o segnalazioni. "Cioè - ha scritto il vaticanista Marco Tosatti - si investigava su Pell prima che chiunque lo avesse denunciato. La straordinaria ammissione è stata fatta – per la prima volta dall’inizio del processo – durante la deposizione di uno degli investigatori che è volato a Roma per interrogare Pell". Una versione che sarebbe stata confermata da Paul Sheridan, che è un sovrintendente: "L’Operazione Tethering - ha dichiarato Sheridan sempre secondo quanto riportato da la NBQ - era un’operazione alla ricerca di un crimine, perché nessun crimine era stato denunciato. Era un’operazione che cerava un crimine, e chi lo denunciasse".

Un testimone, nel frattempo, è deceduto prima di poter testimoniare, un altro si sarebbe ritirato dal processo e un altro ancora avrebbe rilasciato una seconda dichiarazione, che potrebbe discostarsi dalla prima.

Risulta difficile, ad oggi, comprendere davvero se il cardinale Pell verrà rinviato a giudizio. Le indagini che hanno portato Pell alla sbarra sono iniziate nel 2012, dopo dieci anni di pressioni da parte delle presunte vittime.

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