"Tutti devono inchinarsi". Il manager del gas svela i segreti di Putin

Igor Volobuev è fuggito dalla Russia e si è rifugiato in Ucraina. Contrario alla guerra, era vicepresidente di Gazprombank

"Tutti devono inchinarsi". Il manager del gas svela i segreti di Putin

"Partire è stata una scelta morale. Io sono nato in Ucraina. Non avevo scelta: le alternative per me non erano belle". Igor Volobuev fino a pochi giorni fa era il vicepresidente di Gazprombank, numero due - cioè - del braccio finanziario che sta dietro l'azienda statale di fatto longa mano del Cremlino sul mercato mondiale del gas. Un colosso che sostiene e finanzia il regime di Putin, finito solo in parte nel mirino delle sanzioni dell'Occidente diviso com'è tra la volontà di colpire l'economia russa e il bisogno di metano per far funzionare le proprie aziende.

Volobuev era in teoria un "big" dell'universo putiniano. All'improvviso, però, lascia Mosca. Non condivide la guerra mossa da presidente contro l'Ucraina, la terra dove è nato. Altri oligarchi sono morti in condizioni a dir poco sospette, chi in Russia chi all'estero. Lui cerca di salvarsi la pelle. Scappa. E si rifugia in Ucraina, lì dove spera che "l'operazione speciale" del Cremlino non possa raggiungerlo. Dal suo rifugio, ha già accusato Mosca di "fabbricare fake news", ha raccontato di come facesse "propaganda contro l'Ucraina", che era e resta "il più importante Paese per il transito di gas russo". "La Russia mente in continuazione - ha spiegato a Repubblica - sostiene che siano le truppe ucraine a bombardare le città e il popolo russo ci crede. Non dimentichiamo mai la regola base: qualsiasi informazione che proviene da fonti ufficiali russe è di default una bugia fino a quando non sia provata".

Ieri Volobuev è tornato a parlare con Quarta Repubblica, stavolta concentrandosi su quello che è il punto chiave dello scontro tra Bruxelles e Mosca: il gas. Putin ha imposto ai "Paesi ostili" di pagare il metano in rubli anziché in euro o dollari. Per farlo, ha chiesto alle aziende occidentali di aprire un conto in rubli presso Gazprombank, cambiare le valute estere in rubli e poi acquistare il gas. Un escamotage che, secondo Volobuev, non è stato ancora utilizzato da nessuno. "Non ci sarebbe nulla di particolare - spiega però - Il punto è che si tratta di propaganda, perché in Russia già da un anno e mezzo si parla di questo possibile meccanismo. Ora Putin vuole punire la Bulgaria e la Polonia, ma è solo per dimostrare al suo Paese che tutti devono inchinarsi davanti a lui e dipendere dal gas russo. Gazprombank non ha nessun margine di decisione in questo. È uno dei pilastri del sistema che ora lavora per la guerra".

Anche l'Italia guarda alle evoluzioni in Gazprom con qualche apprensione. Ieri il ministro della transizione energetica ha ammesso che quella in cui ci troviamo è tecnicamente un'economia di guerra. E pur tentando di differenziare le fonti di approvvigionamento, almeno fino alla prossima stagione il Belpaese ha bisogno del gas di Putin per riempire gli stoccaggi in vista dell'inverno. Il rischio che Putin chiuda i rubinetti, in fondo, c'è. "Tutti sanno che Gazprom è uno strumento economico del Cremlino. A decidere se la società deve rinunciare o meno a un cliente è solo Putin. Dovete capire che Gazprom è la sua arma economica e può fare anche dei passi molto duri e precisi. Putin adesso cercherà di bluffare, ma se davvero si staccare dai grandi clienti, a chi venderebbe il gas?".

Dal lato

italiano, invece, fare a meno degli idrocarburi di Mosca è possibile. "Ed è un bene che l'Europa abbia intrapreso questa strada", dice Volobuev. Quanto tempo ci vorrà, però, è troppo presto per dirlo. E soprattutto a quale costo.

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