La guerra alle cripto valute colpisce anche Robinhood

La Sec mette i bastoni tra le ruote alla piattaforma Usa nota per il caso Gamestop: la quotazione rischia il rinvio

La guerra alle cripto valute colpisce anche Robinhood

Wall Street si allontana dai radar di Robinhood. Previsto entro la fine del mese, il collocamento da 40 miliardi di dollari della piattaforma di trading online diventata famosa durante la Gamestop-saga rischia di slittare fino al prossimo autunno. Colpa della Sec, che con la società di Vlad Tenev sembra avere ancora conti in sospeso dopo averle inflitto, nel dicembre scorso, una multa da 65 milioni per non aver informato i clienti di aver ceduto i loro titoli a trader ad alta frequenza. La «Consob Usa» vuole vederci chiaro sull'espansione di Robinhood nel mercato delle criptovalute, un'attività che già a partire dal 2018 aveva indotto le autorità di vigilanza a muovere una serie di obiezioni centrate anche sui crash cui è stata soggetta la piattaforma. Un fenomeno, peraltro, che si è più volte ripetuto in occasione della battaglia scatenatasi su Gamestop tra i piccoli trader online e gli hedge fund.

La richiesta di quotazione da parte di Robinhood è peraltro caduta nel bel mezzo di un anno impegnativo alla Sec per le Ipo, comprese quelle per le società di acquisizione per scopi speciali, le cosiddette Spac. Di fatto, si è creato una sorta di imbuto che ha provocato ritardi nell'esame dei prospetti necessari per la quotazione. Potrebbero essere necessari 30 giorni per esaminare i documenti per le Spac e altre due settimane di tempo prima di ricevere comunicazioni su eventuali modifiche da apportare. Per Robinhood l'attesa sarà più lunga. Le recenti restrizioni, avvenute soprattutto in Cina, e la manifesta avversione del segretario al Tesoro, Janet Yellen, testimoniano che l'universo delle monete digitali è marcato stretto. Gary Gensler, il nuovo presidente dell'organismo di controllo dei mercati, ha già dichiarato che per la tutela degli investitori sarà necessario qualche forma di regolamentazione. Che al momento non esiste in questa specie di Far West digitale, dove l'estrema volatilità dei prezzi è l'elemento che forse più preoccupa. L'andamento del Bitcoin ne è la rappresentazione più estrema. Nei giorni scorsi le quotazioni della regina della valute 2.0 sono crollate sotto quota 30mila dollari dopo aver abbattuto, a metà aprile, il muro dei 64mila dollari sulla spinta dell'endorsement di Elon Musk. Il patron di Tesla ha più volte cambiato idea sulle crypto (all'inizio considerate la nuova terra promesse, poi giudicate talmente inquinanti da essere ripudiate e infine riabilitate), determinandone l'andamento schizofrenico.

Musk, che aveva abilmente cavalcato la Gamestop-euforia, si è fortemente arricchito nell'ultimo periodo anche grazie all'apprezzamento di Tesla in Borsa. Rialzi di cui ha approfittato Panasonic per cedere l'intera partecipazione nel gruppo di Palo Alto, gonfiare le proprie casse di circa 400 miliardi di yen (3 miliardi di euro) e realizzare una plusvalenza monstre.

Il valore attuale dei titoli è infatti cinque volte superiore al prezzo di carico riportato nell'esercizio 2019. Il colosso giapponese ha comunque garantito che la transazione non influisce sulla partnership con Tesla, di cui è fornitore dal 2009.

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