Gli errori da evitare per non perdere i propri risparmi

Gli errori da evitare per non perdere i propri risparmi

In un periodo complicato come quello che stiamo attualmente vivendo, le paure e i timori degli investitori si moltiplicano a dismisura. L’attenzione si focalizza principalmente sulla corsa forsennata di riuscire a investire i propri capitali in investimenti abbastanza remunerativi, che riescano a compensare eventuali perdite subite, a causa delle continue turbolenze ed oscillazioni dei mercati finanziari internazionali. Ma, il rischio di incorrere in veri e propri pericoli, specie per i risparmiatori poco esperti in materia di investimenti finanziari, è davvero dietro l’angolo. L’investitore medio ha delle caratteristiche, che potremmo definire “standard” (universali), che lo portano ad assumere alcuni comportamenti estremamenti sbagliati nella gestione dei propri soldi. Ma, facciamo un riepilogo del tutto per analizzare insieme la situazione descritta all’inizio di questo articolo. Come dicevamo qualche riga sopra, durante i periodi di crisi gli investitori sono sottoposti a un livello di stress molto elevato.

L’elevata volatilità di mercato di queste ultime settimane non ha fatto che amplificare questa situazione, portando ad adottare condotte che possono essere in qualche misura attribuite a bias (ovvero distorsioni) comportamentali e cognitivi. I bias comportamentali e cognitivi fanno parte del normale comportamento degli investitori, ma in quest’ultimo periodo, con l’attenzione sempre più focalizzata sugli investimenti e il maggiore stress emotivo legato all’instabilità dei mercati, diventano ancora più rilevanti. In particolare, è giusto porre l’accento sull’avversione al rischio e sull'overconfidence (che in un certo senso rappresentano due facce della stessa medaglia), oltre che sul cosiddetto confirmation bias (bias di conferma) che riguarda il modo in cui vengono fruite le informazioni.

Queste tre distorsioni del comportamento tendono a rafforzarsi reciprocamente e a mescolarsi con altre tendenze durante periodi estremamente volatili.

Avversione al rischio Partiamo da uno dei bias logicamente più prevalenti in questo periodo, l’avversione al rischio. Quando siamo esposti a una situazione di crisi siamo portati naturalmente a una diversa percezione del rischio che ci spinge verso atteggiamenti di protezione o cautela. Quando si parla di investimenti infatti diventa più probabile prendere decisioni irrazionali e percepire come più sicure strategie orientate al breve termine, a discapito di scelte lungimiranti. In questo momenti, la decisione di liquidare la propria posizione (per salvare il salvabile) può diventare un rischio se porta a scelte di investimento in grado di compromettere le prospettive di rendimento di lungo termine di un investimento.

Overconfidence Accanto al bias dell’avversione al rischio se ne cela un altro: l’overconfidence. Contrariamente a quanto si possa pensare, molti studi hanno dimostrato la persistenza di questo bias anche nei periodi di forte volatilità. Durante l’ultimo mese le ricerche effettuate su Google riguardanti i servizi di trading online sono cresciute del 50%. All’aumentare della volatilità si è assistito a un crescente interesse dell’investitore retail per classi di attivi particolarmente volatili. Si prenda ad esempio il recente caso del petrolio: le masse in gestione sulle Exchange Traded Commodities (ETC) energetiche sono aumentate del 100% da fine marzo al 27 aprile, nonostante una performance di circa -50% nello stesso periodo. La ragione va ricercata in parte in dinamiche di “gamification” che questo tipo di servizi di trading online fai-da-te offrono agli utenti e che naturalmente hanno ancor più margine di successo nei momenti di quarantena, ma si spiega anche, appunto, attraverso l’overconfidence che si scatena negli investitori che vogliono provare a salire sul carro del vincitore pensando che durante i periodi di volatilità sia più facile fare profitto attraverso operazioni di tipo speculativo. Nel loro approccio comunicativo le piattaforme di trading online cercano proprio di fare leva sul bias dell’overconfidence degli investitori, esaltando l’abilità di pochi nell’ottenere risultati elevati nel brevissimo termine. Alcune di queste società potrebbero addirittura non essere autorizzate alla prestazione di servizi di investimento e non a caso Consob, l’autorità che vigila su tutte le imprese di investimento italiane, è intervenuta a tal proposito invitando le famiglie italiane a diffidare delle proposte di investimento: “che assicurano un rendimento molto alto e non in linea con quelli di mercato” evidenziando che “alla promessa di alti rendimenti corrispondono di regola rischi molto elevati o, in alcuni casi, addirittura tentativi di truffa.” Senza voler fare di tutta l’erba un fascio vale la pena ricordare che il fai-da-te non tutela completamente gli investitori perché li espone a strumenti finanziari spesso complessi e potenzialmente inadeguati al loro profilo (conoscenze finanziarie, attitudine al rischio, situazione patrimoniale, ecc.).

Confirmation bias In uno scenario dominato da incertezza e preoccupazione per il futuro, diventa rilevante anche il cosiddetto confirmation bias che si manifesta quando le persone selezionano (più o meno direttamente) prove che tendono a confermare una visione dei fatti precostituita, ignorando le evidenze contrarie. Tradizionalmente il confirmation bias nel mondo degli investimenti è associato alla presunta drammatizzazione delle notizie finanziarie da parte dei media. In un panorama in cui l’informazione viene sempre più consumata attraverso canali non tradizionali che non offrono una mediazione professionale delle notizie e monotematici, questo bias diventa sempre più pericoloso. Un aspetto poco studiato finora, ma che nella crisi può alimentare questo bias, riguarda le ricerche online effettuate sui motori di ricerca. Oggi siamo molto più autonomi nel reperimento delle informazioni, i motori di ricerca si presentano molto flessibili, performanti, “assecondano” in un certo senso l’utente: l’algoritmo di Google nell’indicizzazione dei risultati delle ricerche premia, ordinandoli per primi, i contenuti coerenti ad esse. Ma se la ricerca è in capo all’investitore stesso, che digita in autonomia la sua query, anche l’informazione che otterrà sarà influenzata dai presupposti della ricerca. L’algoritmo, inoltre, tiene conto delle ricerche pregresse, dei siti visitati, dei comportamenti tenuti durante le navigazioni precedenti: tutto questo influenza i risultati. Guardando i volumi di ricerca ci si accorge che negli ultimi tre mesi le ricerche su parole chiave come “vendita azioni”, “grande recessione” e anche “crisi del ‘29” sono aumentate fino a cinque volte con picchi proprio nei giorni di maggiore volatilità.

Quale antidoto contro i bias? In questo scenario complesso dove volatilità, bias degli investitori e dei media si intrecciano in modo turbinoso, il modo migliore per aiutare l’investitore a effettuare le scelte giuste è ancora, e a maggior ragione, la consulenza. E proprio per questo motivo, la Sgr milanese Moneyfarm mette a disposizione dei propri clienti un consulente dedicato per la gestione dei portafogli di tutti i risparmiatori che si affidano alla serietà e alla professionalità dell’azienda italiana.

Come afferma Andrea Rocchetti, Head of Investment Advisory di Moneyfarm: “L’industria del risparmio continua a essere la miglior garanzia per gli investitori, specialmente in momenti in cui il mercato finanziario è messo a dura prova. Resta infatti l’unica soluzione in grado di offrire al risparmiatore una serie di tutele che, periodicamente e costantemente, vengono riviste, migliorate e rafforzate lungo tutto la filiera. Si pensi a Mifid, ai migliorati requisiti minimi per il personale addetto alla relazione con la clientela, fino all’individuazione del cosiddetto target market da parte della Società Prodotto. ... Mai come in uno scenario come questo, in cui le opportunità di investimento si moltiplicano al pari dei rischi, gli investitori hanno bisogno di consulenza, specialmente indipendente e priva di conflitti di interesse. I numerosi investitori che fanno parte del cosiddetto segmento mass market (ma anche mass affluent), potrebbero trovare più semplice e accessibile il fai-da-te e sarebbe un grave errore non fornirgli un’alternativa: l’industria deve continuare a farsi scegliere, ma deve anche scegliere di seguire questi clienti che spesso, ricevono servizi meno personalizzati.

Questo risultato può essere raggiunto favorendo scalabilità e accessibilità, abbracciando la tecnologia e il modello

digitale in tutte le sue forme. L’industria del risparmio gestito, specialmente in momenti come questo, può giocare un ruolo chiave nel democratizzare i servizi d’investimento di qualità, senza lasciare indietro nessuno.”

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