La stretta sui reati tributari: le pene per chi sgarra col Fisco

Dalle dichiarazioni fraudolente all'omessa presentazione: il sistema sanzionatorio dei reati tributari va incontro ad alcune sostanziali modifiche

La stretta sui reati tributari: le pene per chi sgarra col Fisco

La legge di conversione del decreto fiscale attesa entro Natale in Gazzetta Ufficiale apporterà alcune sostanziali modifiche al regime penale dei reati tributari. In attesa della definitiva fumata bianca, è utile analizzare in anticipo le rivisitazioni principali con le quali sarà necessario confrontarsi in un futuro non troppo lontano.

Come suggerisce Il Sole 24 Ore, partiamo con l’abrogazione delle modifiche inerenti all’omesso versamento Iva precedentemente apportate dal decreto fiscale. Al fine di evitare la commissione del reato occorrerà dunque rispettare le regole già vigenti. Già, perché chiunque non versi l’Iva sulla base della dichiarazione annuale entro “il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo” – ovvero il prossimo 27 dicembre – “per importi superiori a 250.000 euro per ciascun esercizio” è sanzionato con un periodo di reclusione che oscilla tra i sei mesi e i due anni. Ricordiamo inoltre che il reato dipende dalla somma risultante della dichiarazione presentata per il periodo d’imposta.

Le novità da considerare

Altre novità riguardano la dichiarazione infedele, che riguarda coloro i quali indicano all’interno di una dichiarazione annuale dei redditi o Iva “elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo” oppure “elementi passivi inesistenti”, con un’imposta evasa che superi i 100.000 euro e un ammontare totale deli elementi sottratti all’imposizione in percentuale superiore al 10% degli elementi attivi indicati in dichiarazione o “comunque superiore a 2 milioni di euro”. La soglia vigente ammontava a 150.000 euro e l’imponibile sottratto era di 3 milioni di euro; la sanzione aumenterà da 2 a 4 anni e sei mesi rispetto all’attuale periodo compreso tra 1 e 3 anni.

L’omessa presentazione della dichiarazione sui redditi, dell’Iva o del sostituto di imposta mantiene la stessa condotta vigente. L’unica novità è quella che inasprisce la pena della reclusione, che passa dall’attuale forbice compresa tra 1 anno 3 sei mesi e 4 anni a quella che va dai 2 ai 5 anni.

Per le dichiarazioni fraudolente le pene diventano ancora più severe. Nel caso in cui le dichiarazioni siano tali “avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti”, la pena sarà da 4 a 8 anni di reclusione con un’attenuante prevista – reclusione da 18 mesi a 6 anni – qualora l’ammontare “degli elementi passivi fittizi” sia inferiore alla quota di 100.000 euro. Se la dichiarazione fraudolenta è intesa a ostacolare l’accertamento, o comunque indurre in errore l’amministrazione, la pena va dai 3 agli 8 anni.

Passiamo infine all’occultamento o

distruzione in tutto in parte delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione”. L’attuale pena da 1 anno e sei mesi a sei anni passa a una reclusione che va dai 3 ai 7 anni.

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