Ku Klux Klan incubo d'America Fa paura, ma è quasi estinto

La giovane nera che ha denunciato l'aggressione si sarebbe data fuoco da sola Ma ha riacceso i riflettori sul Kkk: contava 10 milioni di affiliati, oggi ne ha 5.000

Ku Klux Klan incubo d'America Fa paura, ma è quasi estinto

Perché mai la giovane Sharmeka Moffitt abbia deciso di inscenare un attacco del Ku Klux Klan, questo è nella mente degli dei e della ragazza che speriamo guarisca bene e presto dalle orribili bruciature che si è autoinferta. Certo ha segnalato all'America e al mondo due temi: nonostante i decenni di leggi di parità e un presidente nero, la popolazione afroamericana soffre il trauma della violenza razzista, e la rappresenta drammaticamente. In secondo luogo, il nome del Ku Klux Klan è tale da far saltare su tutta l'informazione, il suo fantasma è tuttora gigantesco, come quando alla fine degli anni '80 la cronista si mise le gambe in spalla per visitare in Louisiana il capo della famigerata organizzazione razzista, assassina abitudinaria di neri innocenti. Si chiamava David Duke, così si chiama ancora mentre inopinatamente viene fotografato durante alcune manifestazioni con Occupy Wall Street, un movimento di sinistra. Sorprendente? Non più di tanto, se si prende in considerazione che Duke dal folto pubblico dichiara che ama quella gente che condanna le banche ebraiche internazionali che tengono l'America prigioniera, i banchieri sionisti come Bernanke che hanno fatto perdere agli americani il 50 per cento dei loro soldi mentre Israele guadagna tanti shekel. Il Ku Klux Klan, comunque si travesta, nel razzismo non è cambiato.

È enormemente cambiato invece, nel numero e anche nel tono, il suo iniziale patrimonio di una decina di milioni di segregazionisti negli anni venti, la sua forza omicida che costringeva i neri a rinchiudersi in casa quando il buio invece invitava a uscire gli incappucciati con le croci in fiamme, le pistole, i coltelli si è via via ristretto fino a farci valutare che gli iscritti alle varie associazioni del Kkk siano fra i 3000 e i 5000. La loro leadership è impallidita, le fusioni fra vari «Cavalieri tradizionali» e il «Kkk per la nazione Ariana», oltre, che so, al «Vero invisibile impero dei Cavalieri» di questa o quella località dell'America meridionale hanno fatto diminuire i loro gruppi da 221 a 152. Tuttavia sotto questo evidente declino legato alla disgustosa ferocia omicida dei loro attacchi, un nocciolo duro cerca continuamene di costruire un fronte terrorista duro. Sembra che si curi di più di avere domani la possibilità di un vero, grande attacco terrorista che vendichi la delusione della integrazione americana ormai molto avanzata, quasi perfetta, che di costruire come fanno tutti i gruppi e gruppetti una forma di comunicazione web che gli garantisca la sopravvivenza almeno fa i pazzi anti neri e antisemiti.

Di certo, quando incontrai Duke, era in corso un'operazione di restauro legata al declino ormai in corso. Anche lui lo trovai già tutto rifatto rispetto alle immagini note: aveva naso piccolo, mascella volitiva, capelli lisci e biondi, insomma un ariano perfetto, in una casa ariana col prato verde e due bambine bionde che, come è mai possibile, diceva Duke, devono condividere la mattina lo school bus con delle ragazzine nere di ambiente diverso, diversa educazione. Ma un ariano moderato, candidato alle elezioni, più volte impicciato in vicende politiche svariate per cercare di stare a galla, macchiato da storie di soldi. Duke fece la parte del mostro moderato, spiegò che il Klan non era anti nero, ma pro bianco, e soprattutto pro cristiano. Era un altro Ku Klux Klan, nel senso che cercava di mascherare l'odio dietro una maschera di decenza che non mi bevvi nemmeno per un minuto, tanto che alla fine dell'incontro gli dissi guardandolo negli occhi, con voce melliflua, calpestando la sua erbolina rasata, che ero niente meno che ebrea. Non battè ciglio, ma gli occhi gli si velarono, balbettò che era un'altra cultura, che se ne doveva star tranquilla a casa sua come gli afro americani, che poi alla fine era il sionismo il nemico perché era antiamericano.

Più tardi, corrispondente in Israele, per fortuna ho avuto un altro contatto con il Klan stavolta per interposta persona. Un incontro meraviglioso con Marwin Kessler nel kibbutz di Shilo nei Territori. Marwin, ormai Moshe, settantenne, ormai grande coltivatore diretto, era l'avvocato dei diritti civili che nel film Mississipi Burning è interpretato da Gene Hackmann...

Mi raccontò dal vero come nel '64 fermò il Kkk indagando come un santo pazzo nella morte di tre uomini, un prete e un ragazzo neri ambedue, e un ebreo. Li aveva uccisi il Ku Klux Klan, coadiuvato da una squallida piccola borghesia di paese. Moshe battè il Kkk, oggi forse anche grazie a quella vittoria eroica non ce n'è stato bisogno.

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