Il presidente degli Stati Uniti ha sospeso l'attacco all'Iran, in programma per oggi, facendo sapere che sono in corso "colloqui seri" che potrebbero portare a un accordo. È stato lo stesso Donald Trump a dare l'annuncio sul social Truth, assicurando che gli Stati Uniti sono comunque pronti a riprendere la via delle armi nel caso in cui "non venga raggiunta un'intesa accettabile".
Lo stop di Trump arriva dopo la richiesta di Emirati Arabi Uniti , Qatar e Arabia Saudita, che stanno lavorando sul piano diplomatico affinché si ponga fine alla guerra. Una sola cosa è certa, ha assicurato Trump: un punto fermo dell'accordo è che "non ci potrà essere alcuna arma nucleare" per Teheran.Wsj, Usa hanno sequestrato petroliera già sottoposta a sanzioni
Gli Stati Uniti hanno sequestrato la notte scorsa nell’Oceano Indiano la petroliera Skywave, oggetto di sanzioni americane a marzo per il suo ruolo nel trasporto di petrolio iraniano. I dati di tracciamento delle navi hanno mostrato che oggi navigava appena a ovest della Malesia dopo aver attraversato lo Stretto di Malacca. A riferirne sono stati tre funzionari statunitensi citati dal Wall Street Journal. E' almeno la terza volta che gli Stati Uniti sequestrano una petroliera nell’ambito della loro lotta alle navi della flotta ombra legate all’Iran. Queste azioni sono separate dal blocco statunitense dei porti iraniani, nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico. Gli Stati Uniti hanno sequestrato altre petroliere legate all’Iran, la Majestic X e la Tifani, nell’Oceano Indiano ad aprile.
Axios, Trump ha incontrato il team di sicurezza nazionale
Il presidente Trump ha convocato ieri sera una riunione sull'Iran con il suo team di sicurezza nazionale, durante la quale è stata presentata una relazione sulle opzioni militari. A riferirne è Axios, che cita due funzionari statunitensi. Alla riunione hanno partecipato il vicepresidente Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il capo degli Stati Maggiori Riuniti, il generale Dan Caine, il direttore della CIA John Ratcliffe e altri alti funzionari, secondo le stesse fonti. La riunione si è concentrata sulla strategia da adottare nella guerra con l'Iran, sullo stato degli sforzi diplomatici e sui vari piani militari statunitensi per attacchi contro l'Iran.
Vance, uranio arricchito in Russia? Non è mai stato il nostro piano
"Questo non è attualmente il nostro piano. Non è mai stato il nostro piano". Così JD Vance ha risposto ai giornalisti che alla Casa Bianca gli chiedevano della possibilità di trasferire l'uranio arricchito iraniano in Russia nel quadro di un'intesa con Teheran. Il vicepresidente americano ha poi detto di non sapere da dove provengano tali notizie, ma che non si tratta di una questione sollevata dagli iraniani. "La mia impressione è che non sia una cosa che entusiasmi particolarmente gli iraniani e so che nemmeno il presidente ne è particolarmente entusiasta".
Vance, iraniani non hanno idee chiare e Paese è frammentato
Le difficoltà dei negoziati con l'Iran risiedono anche nel fatto che "gli iraniani stessi non hanno le idee chiare sulla direzione da intraprendere, inoltre sono un Paese frammentato". Lo ha detto il vicepresidente Usa JD Vance in un briefing con i giornalisti alla Casa Bianca. "C'è la leadership del Paese, c'è la Guida Suprema, e ci sono molti funzionari al di sotto della Guida Suprema che hanno una certa influenza nei negoziati. A volte non è del tutto chiaro quale sia la posizione negoziale della squadra", ha aggiunto. "Posso affermare con certezza che a volte è difficile capire esattamente cosa gli iraniani vogliano ottenere dai negoziati", ha concluso.
Vance, penso che abbiamo fatto molti progressi con l'Iran
Donald Trump "ci ha detto di negoziare in modo aggressivo con l'Iran e per questo sono andato a Islamabad. Riteniamo di aver fatto molti progressi con l'Iran". Lo ha detto il vicepresidente JD Vance, sottolineando che gli Stati Uniti "non vogliono alcun accordo che consenta all'Iran di possedere un'arma nucleare".
Emirati, droni contro centrale nucleare Barakah provenivano da Iraq
I droni che hanno preso di mira la centrale nucleare di Barakah negli Emirati Arabi Uniti provenivano tutti dall'Iraq. Lo ha dichiarato il ministero della Difesa emiratino, indicando probabilmente che l'attacco è stato sferrato da milizie sciite sostenute dall'Iran. Non sono stati segnalati feriti né fughe radioattive a Barakah dopo l'attacco, che secondo i funzionari emiratini ha colpito un generatore sul perimetro della struttura. Il portavoce del governo iracheno Bassem al-Awadi, senza commentare il rapporto del ministero della Difesa degli Emirati, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che Baghdad “esprime la sua forte condanna dei recenti attacchi con droni contro gli Emirati Arabi Uniti”. “Sottolineiamo inoltre l'importanza di un'efficace cooperazione regionale e internazionale per prevenire qualsiasi escalation o danno alla stabilità della regione, o qualsiasi attacco alla sicurezza e alla sovranità delle nazioni sorelle e amiche”, ha aggiunto al-Awadi.
Trump, da Xi meravigliosa promessa che non invierà armi, gli credo sulla parola
Il presidente cinese Xi Jinping "mi ha assicurato che non invierà armi all'Iran. È una promessa meravigliosa". Lo ha detto il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti dal cantiere della 'ballroom' della Casa Bianca. "Gli credo sulla parola - ha aggiunto - L'ho apprezzato molto".
Trump, Teheran ha pochi giorni per tornare al tavolo negoziale
Gli Stati Uniti hanno concesso all'Iran "due-tre giorni, forse fino a venerdì o sabato o domenica, o inizio prossima settimana" per tornare al tavolo negoziale e trovare un accordo. Lo ha reso noto il presidente americano Donald Trump, parlando di "un periodo di tempo limitato".
Trump, ero a un'ora da attaccare, potremmo colpirli forte un'altra volta
"Ero a un'ora dal colpire" l'Iran. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump, parlando ai giornalisti dal cantiere della 'ballroom' della Casa Bianca, all'indomani dell'annuncio di non voler colpire l'Iran dopo aver parlato con l'Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il Principe Ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan. "Potremmo dover colpire forte l'Iran ancora un'altra volta. Non ne sono sicuro, lo sapremo presto".
G7: l'imperativo è riaprire Hormuz e risolvere la guerra in Iran
L'incertezza economica globale ha accentuato i rischi per la crescita e per l'inflazione, in un contesto di conflitto in corso in Medio Oriente, in particolare attraverso le pressioni sulle catene di approvvigionamento di energia, alimenti e fertilizzanti, che colpiscono in modo particolare i paesi più vulnerabili. Per mitigare questi impatti negativi, riconosciamo che un rapido ritorno alla libera e sicura circolazione attraverso lo Stretto di Hormuz e una soluzione duratura del conflitto sono imperativi". Lo si legge nel comunicato finale del G7 Finanze appena concluso a Parigi.
Qatar,: gli sforzi diplomatici tra Iran e Usa richiedono più tempo
Il Qatar ha dichiarato che i negoziati tra Stati Uniti e Iran, mediati dal Pakistan, necessitano di più tempo per raggiungere un accordo, il giorno dopo che il presidente Donald Trump aveva affermato di aver rinviato gli attacchi per dare una possibilità al processo. "Sosteniamo lo sforzo diplomatico del Pakistan, che ha dimostrato serietà nel riunire le parti e trovare una soluzione, e crediamo che serva più tempo", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, in una conferenza stampa.
Nyt: Teheran ha usato tregua per dissotterrare lanciatori missili
L'Iran avrebbe sfruttato il mese di cessate il fuoco nella guerra contro Stati Uniti e Israele per prepararsi alla ripresa dei combattimenti, dissotterando e riposizionando i lanciatori di missili balistici. Lo scrive il New York Times che cita un funzionario militare statunitense anonimo. Secondo la fonte Teheran avrebbe sgomberato "decine di siti di lancio di missili balistici bombardati e spostato i lanciatori mobili di missili". Il funzionario afferma che gli attacchi statunitensi contro le capacità missilistiche iraniane hanno colpito le porte d'accesso ai siti, ma non i lanciatori stessi, poiché questi erano sepolti in profonde grotte sotterranee per proteggerli dagli attacchi.
Iran: anche richiesta fine guerra in Libano nell'ultima proposta agli Usa
L'ultima proposta dell'Iran agli Stati Uniti chiede la revoca delle sanzioni a Teheran, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e la fine del blocco marittimo al Paese, ma anche la fine della guerra su tutti i fronti, anche in Libano, il ritiro delle forze statunitensi dalle aree vicine all'Iran e risarcimenti per coprire le distruzioni causate dalla guerra. Lo ha reso noto il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, citato dall'agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna.
Il nodo dell'uranio arricchito
Uno dei nodi centrali della trattativa in corso per porre fine alla guerra in Iran riguarda l'uranio arricchito. Teheran avrebbe aperto a un congelamento del proprio programma nucleare ma non al completo smantellamento chiesto dagli Usa. La condizione posta da Teheran è questa: che le riserve di uranio altamente arricchito - si parla di circa 400 chilogrammi - vengano trasferite in Russia e non negli Stati Uniti. L'Iran, inoltre, vorrebbe che la riapertura dello Stretto di Hormuz avvenisse in modo graduale e con due "garanti", il Pakistan e l'Oman. A Washington, inoltre, viene chiesta la revoca di tutte le sanzioni. Su diversi punti, delle 14 controproposte formulate, Washington è d'accordo, ma sul nucleare non transige. La Casa Bianca, pertanto, ha valutato le proposte iraniane come "insufficienti" a raggiungere un’intesa definitiva. Ma, come si è visto nella notte, gli sforzi diplomatici vanno avanti, segno che vi sono ancora margini di manovra per i mediatori. Il fatto che Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi abbiano convinto Trump a fermare l'attacco (minacciato) fa pensare che, in fondo, la Casa Bianca preferirebbe evitare di passare di nuovo alle armi.
Onu: contrari a qualsiasi limitazione libertà di navigazione a Hormuz
L'Onu non vuole che "alcun ente in particolare limiti la libertà di accesso" a questa strategica via navigabile. Lo ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq, riferendosi alla creazione da parte dell'Iran dell'Autorità dello Stretto del Golfo Persico per amministrare la navigazione nello Stretto di Hormuz. "In definitiva - ha aggiunto - il nostro obiettivo è garantire che non vi siano limitazioni alla libertà di navigazione in alto mare e nello Stretto di Hormuz".
Teheran: pronti a tagliare la mano a Usa e Israele in caso di attacco
"Se i nostri nemici commetteranno un altro errore, risponderemo con una forza e una capacità di gran lunga maggiori rispetto al passato. Gli Stati Uniti e i loro alleati non devono commettere un altro errore strategico o fare un altro calcolo errato". Lo ha detto Ali Abdollahi, capo dello stato maggiore dell'esercito, mettendo in guardia gli Usa contro un attacco a Teheran. "I nemici devono sapere che l'Iran e le sue forze sono più preparati e più forti che mai. Le nostre forze sono pronte e risponderanno rapidamente, con decisione, con forza e su vasta scala a qualsiasi aggressione da parte dei nemici. Ci difenderemo con tutte le nostre forze e taglieremo la mano a qualsiasi aggressore".
Iran: "L'asse della resistenza è più forte che mai"
Il portavoce del Ministero della Difesa iraniano respinge le recenti affermazioni di Trump sulla pressoché totale distruzione delle capacità di difesa dell'Iran, sottolineando che una parte significativa della potenza militare del Paese non è ancora stata impiegata e che "l'asse della resistenza è ora più unito e forte che mai". Parlando all'emittente yemenita Al Masirah, il generale Reza Talaei-Nik ha liquidato le dichiarazioni di Trump come "false" e "assurde".
Trump: "Fatto molti progressi con l'Iran"
"Ci sono sviluppi positivi" nelle discussioni con l'Iran e "ho informato Israele" della decisione di concedere ulteriore tempo per raggiungere un accordo. Ad affermarlo è il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump rispondendo alle domande dei giornalisti e sottolineando che diversi leader arabi gli avevano chiesto di rinviare l'attacco pianificato contro l'Iran di "due o tre giorni".
Trump: "Paesi arabi mi hanno chiesto si sospendere l'attacco per 2-3 giorni"
"Mi è stato chiesto dall'Arabia Saudita, dal Qatar, dagli Emirati Arabi Uniti e altri se potevamo rimandare di due o tre giorni" l'attacco all'Iran, ha fatto sapere Donald Trump, sottolineando che gli hanno chiesto un "breve lasso di tempo perché ritengono di essere ormai molto vicini a raggiungere un accordo".