«Gli indifferenti» Intrighi familiari fra sesso e denaro

Va in scena al Teatro della Cooperativa (via Hermada 8) uno dei più intriganti testi della cultura italiana: «Gli Indifferenti alla prova». Quando Alberto Pincherle, in arte Alberto Moravia, scrisse il suo primo romanzo, «Gli Indifferenti», non aveva ancora compiuto diciotto anni. Erano i tempi cupi del fascismo. L’opera, inizialmente censurata, fu in seguito un successo e divenne il manifesto di una generazione. Il sottotitolo potrebbe recitare: «Corruzione e caduta di una famiglia borghese». Il soggetto si sviluppa, secondo un’operazione di «smascheramento», in un ristretto ambiente borghese con soli cinque personaggi: gli Ardengo - la madre Mariagrazia, il figlio Michele, la figlia Carla, l’affarista Leo Merumeci e l’amica di tutti Lisa.
«Gli Indifferenti alla prova» è una favola contemporanea in cui Sesso e Denaro la fanno da padroni. Seguendole regole di una partita a carte scoperte, ciascun personaggio cerca una «lealtà di visione» sviluppando il soggetto in continuo dialogo con l’autore/narratore. Nello spettacolo, questa particolare figura ha un ruolo quasi «polifonico», «dialogico», in cui cioè la sua «voce» si confronta, con la «voce» autonoma dei personaggi , cosicché il rapporto - aperto, conoscitivo - con la realtà emerge dal continuo incrociarsi dei punti di vista dei vari personaggi e del narratore.


Avvolta dai miasmi, l’aggrovigliata situazione famigliare narrata (e giocata) vuole anche rifarsi alle grandi tragedie shakespeariane e dostoievskiane, ma, di fatto e per «forza di storia», finisce in farsa. Sullo sfondo, si compone l’affresco di una società borghese in rovina che si auto esalta in chiacchiere stereotipate e siparietti comici.

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