Articolo 18, Renzi si rottama da solo

Il segretario Pd fa retromarcia sull'articolo 18 e chiede un dialogo ampio sul dopo-Porcellum

Articolo 18, Renzi si rottama da solo

Come non detto. Sull'articolo 18 Matteo Renzi si è autorottamato. Eppure ieri sembrava categorico. "Sul lavoro partiamo dal piano del Pd, partiamo da noi e non dalla Cgil che fa un altro mestiere. Ci confrontiamo con tutti ma noi siamo il Pd non la Cgil che fa un altro mesiere", aveva dichiarato il sindaco di Firenze rilanciando l'idea di Gutgeld di introdurre un contratto a tempo indeterminato per i neoassunti che non preveda l'articolo 18. Una mossa che ha aperto un braccio di ferro con la sinistra più radicale e con i sindacati.

L'idea ha riscosso l'appoggio di Confindustria ("Sicuramente l’abolizione dell’articolo 18 sui licenziamenti illegittimi è una proposta che va nella giusta direzione", aveva detto Giorgio Squinzi) e del premier Enrico Letta ("Tutto ciò che fa più occupazione, è benvenuto") mentre è osteggiata dal presidente della Commissione lavoro della Camera dei deputati, Cesare Damiano, il quale ha spiegato: "Io sono orgogliosamente keynesiano, mi ritengo un laburista. Condivido di Matteo Renzi l’idea di andare nel partito socialista europeo, difficile portarlo con l’abolizione dell’articolo 18, sarebbe un’idea vecchia, vecchia, vecchia, è un attacco che dura dalla fine degli Anni Settanta, una ricetta che io contesto, non capisco come i sostenitori del superamento del dualismo nel mercato del lavoro tra garantiti e non garantiti propongano di consolidare questo dualismo garantendo a chi è già al lavoro la conservazione del diritto, e ai nuovi assunti, giovani, magari in arrivo dal lavoro precario la negazione della tutela, vuol dire fare l’apartheid, ovviamente a svantaggio dei giovani". Non si sa se è stato il parere di Damiano a influenzare Renzi, fatto sta che oggi il rottamatore è tornato conservatore. "La priorità del piano sul lavoro, che il Pd presenterà a gennaio, non è l’articolo 18 ma creare lavoro con norme che semplifichino le assunzioni e i centri per l’impiego e misure, come l’indennità di disoccupazione", ha dichiarato Renzi facendo retromarcia. Contrordine compagni.

Il sindaco di Firenze ha parlato anche di legge elettorale, chiedendo che il dialogo non sia soltanto interno alla maggioranza.

Nessuno dovrebbe avere "diritto di veto", ha spiegato in un'intervista al Tg4, e per questo è necessario che anche Forza Italia e Movimento 5 Stelle partecipino alla discussione. Se si coinvolgesse soltanto la maggioranza, ha aggiunto, "basta che uno la mattina si alzi con il ciuffo storto e si mette in discussione tutto".

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