La bufala di Gramellini sul maturando-pizzaiolo

Sulla Stampa la storia strappalacrime di Andrea: il padre ne chiede la bocciatura per non perdere il lavoro. Ma è una grossa cantonata

Massimo Gramlini, vicedirettore della Stampa
Massimo Gramlini, vicedirettore della Stampa

Una cantonata. Il professorino ha preso una sonora cantonata. Per la rubrica di oggi, Massimo Gramellini aveva confezionato una di quelle storie che mischia la miseria economica alla miseria umana. Tutti gli ingredienti per far scendere i lacrimoni agli aficionados del vicedirettore della Stampa: un diplomando che si mantiene con un lavoretto (rigorosamente) in nero, un padre-padrone che telefona alla preside per bocciare il ragazzo perché altrimenti perdere l'impiego (ricordiamolo: in nero) in pizzeria, il governo che butta giù un decreto che anziché favorire l'occupazione fa l'esatto contrario. E giù a commuoversi. Peccatto che sia una grandissima bufala che ha scatenato l'ironia della rete nei confronti di Gramellini.

Andiamo con ordine. Prima di tutto un sunto del Buongiorno apparso questa mattina al piede della prima della Stampa. Gramellini ripercorre la storia di Andrea, maturando della provincia di Roma. Il padre telefona alla preside del suo istituto e ne chiede la testa: "Lo bocci, per favore". Il motivo? "La pizzeria ha detto ad Andrea che può assumerlo in pianta stabile grazie alla nuova legge sul lavoro: però le agevolazioni valgono solo per i ragazzi senza diploma". Una storia tristissima che spinge Gramellini a indagarsi su questo mondo votato al capitalismo e al bieco danaro, sulla condizione dei giovani d'oggi che vengono solo sfruttati e mai premiati per i propri meriti, sui professori che sono chiamati a confrontarsi con una realtà avvilente, e così via. Già. Sorvolando sulla storiella ad effetto, colpisce che il vicedirettore della Stampa non si sia letto a fondo il "decreto lavoro" presentato ieri mattina dal premier Enrico Letta. Il pacchetto di provvedimenti non dice che per accedere agli incentivi per l'assunzione i giovani tra i 18 e i 29 anni non debbano essere diplomati. Basta prendere in mano il comunicato di Palazzo Chgi per capire che le prerogative sono diverse: essere privi di impiego regolarmente retribuito dal almeno sei mesi, essere privi di un diploma di scuola media superiore o professionale o essere lavoratori che vivono da soli con una o più persone a carico. Dei tre requisiti, insomma, ne basta uno per accedere al programma del governo.

Sui social network è subito esplosa la caccia all'autore della lettera. In molti sono arrivati a chiedersi se Gramellini non se la fosse inventata di sana pianta per bacchettare il governo Letta. Ma un autore esiste e il Post l'ha pure scovato: si tratta della Kook Agency. "L’idea è nata dalla delusione per il decreto lavoro ma più in generale dalla completa assenza di una politica economica del governo Letta - spiega l'agenzia romana - con questa lettera volevamo sottolineare le contraddizioni di un decreto di legge fallace approfittando della contemporaneità con gli esami di maturità". Insomma, la storia è stata creata ad hoc dai copywriter che hanno messo nero su bianco uno storytelling semplice da dare in pasto ai media.

Quindi, hanno creato, un indirizzo creato ad hoc e hanno inviato la mail alla rubrica delle lettere dei principali quotidiani. Il resto è l’ordinario funzionamento della macchina mediatica nei cui gangli è finito pure il vicedirettore della Stampa.

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