"Deriva massimalista". Il Pd ribolle, scontro finale con la Schlein

Si acuiscono le divergenze tra i riformisti legati a Bonaccini e i progressisti vicini alla Schlein, soprattutto sui diritti civili

"Deriva massimalista". Il Pd ribolle, scontro finale con la Schlein

"Dobbiamo evitare una emorragia silenziosa di chi rischia di non sentirsi a casa”. Stefano Bonaccini, il grande sconfitto delle primarie, ieri ha lanciato l’allarme dalle telecamere di La7.

L’agenda di Elly Schlein, soprattutto in materia di diritti civili sembra spaventare i cattolici, ma non solo. Un esponente storico come Beppe Fioroni ha già lasciato il Pd perché, come conferma anche a ilGiornale.it, “non è più il partito di centrosinistra che avevamo sognato e ipotizzato, ma è diventato un partito di sinistra-sinistra ed è iniziata un’altra storia”. Le divergenze sono notevoli e riguardano tutti i temi eticamente sensibili per i cattolici: la liberalizzazione delle droghe e della RU486, l’utero in affitto, l’adozione per le coppie gay e, infine, il matrimonio egualitario. “Sono tutta una serie di proposte che la neo-segretaria può legittimamente fare e portare avanti, ma che nulla hanno a che fare con la nostra storia e la nostra tradizione”, spiega Fioroni che intende riunificare i delusi del centrosinistra e del centrodestra per “ricostruire l’area popolare, riformatrice e moderata”. Un altro ex parlamentare cattolico del Pd come Stefano Ceccanti, invece, ritiene che il nodo della questione non riguardi più le divergenze tra laici e cattolici, ma “casomai c'è una divisione trasversale tra riformisti e massimalisti”.

Anche i temi economici dividono il Pd

Un punto di vista condiviso anche dall’ex senatore Giorgio Tonini che punta il dito su temi più importanti dei diritti civili, i quali “dal punto di vista elettorale non sono cruciali”. “I temi socioeconomici e, in parte, i temi di politica estera possono provocare delle fughe di elettori verso il Terzo Polo e verso l’astensione”, spiega l’ex parlamentare toscano. “Le prese di posizione di Elly Schlein in politica estera ed economica e l’immagine di lei insieme a Conte e Landini a Firenze – gli fa eco Fioroni - dà l’idea della formazione di una sinistra che torna in campo e che è estranea alla cultura dei cattolici e dei popolari democratici”.

Il senatore Alfredo Bazoli, sostenitore di Bonaccini alle primarie, invece, crede che si possa ragionare di un avanzamento dei diritti civili e personali insieme ai diritti sociali. “Il problema è come si affrontano i diritti civili, ossia in modo equilibrato e il Pd deve essere capace di fare sintesi, tenendo conto delle pluralità delle posizioni in campo”, spiega Bazoli che nella scorsa legislatura è stato relatore della legge sul fine vita. “Sebbene abbia vinto una segretaria con una vocazione molto laica penso, proprio come Castagnetti, che in un grande partito come il nostro ci sia spazio per tutte le posizioni anche perché una parte dei cattolici ha sostenuto la Schlein”, aggiunge il senatore piddino.

I cattolici tradizionali pronti alle barricate

Chi, invece, è pronto a fare le barricate, ovviamente, è l’Onlus Pro Vita e Famiglia. “L’elezione di Elly Schlein a nuovo segretario del Pd costituisce la più grave minaccia alla difesa della Vita, della Famiglia e della Libertà Educativa in Italia degli ultimi anni”, dice Jacopo Coghe, vicepresidente dell’associazione che contesta totalmente l’agenda “più ideologica, dispotica e totalitaria” della Schlein in merito ai diritti civili. Coghe teme che la neosegretaria intenda “usare le Regioni, i Comuni e i Capoluoghi guidati dal “suo” Partito Democratico per imporre un’agenda radicale, abortista e gender-fluid nella vita quotidiana di milioni di italiani”.

Coghe, pertanto, ringrazia Giorgia Meloni che, in un’intervista rilasciata giorni fa al settimanale Grazia ha ribadito la sua chiara posizione su donne, aborto, gender e utero in affitto. “Adesso dopo l’elezione di Schlein le sue parole caricano lo stesso Governo e la stessa Meloni delle responsabilità di mantenere le promesse attraverso una chiara azione legislativa”, sentenzia Coghe.

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