Fiorito? Non è una novità: con Marrazzo governatore 200mila euro a consigliere

Nel Lazio in mano al centrosinistra 14 milioni a disposizione dell'aula. L'ex assessore Michelangeli: "Sistema accettato, hanno mangiato tutti"

Fiorito? Non è una novità: con Marrazzo governatore 200mila euro a consigliere

Roma«Allora il presidente Marrazzo mi chiamò nel suo ufficio e mi disse: se non ritiri quella interrogazione sei fuori. E me lo ribadì in pieno consiglio quando la mia capogruppo prese la parola». Fuori, cioè, dalla giunta Marrazzo, dove Mario Michelangeli faceva l'assessore in quota Comunisti italiani. L'interrogazione, che poi sarebbe costata il posto a Michelangeli, denunciava un «sistema Fiorito» ante Fiorito. Nel Lazio governato dal centrosinistra, dal 2005 al 2010, non c'era il sistema dei fondi senza controllo ai gruppi introdotto poi sotto la presidenza Polverini, ma la cosiddetta «manovra d'aula», cioè più di 14 milioni di euro (nel 2006) presi dal bilancio regionale, da distribuire ai consiglieri, che a loro volta li usavano per finanziare associazioni sul territorio (elettorale, ovviamente). Un meccanismo molto simile nella sostanza a quello dei Fiorito's, e incredibilmente anche nelle cifre: 200mila euro a consigliere. «Adesso è esploso il marcio, ma il sistema era stato accettato anche dal centrosinistra, che ha partecipato al banchetto. Un sistema clientelare in piena regola, con l'attribuzione di milioni di euro ad associazioni amiche, senza un bando, senza alcun controllo» racconta Michelangeli. Non stupisce che dietro molti dei soggetti beneficiari dei soldi, ci fossero spesso gli stessi consiglieri che li assegnavano. «Noi denunciammo il milione di euro dato ad una associazione Italia Amazzonia, dietro cui si sapeva che c'erano un consigliere del Pd e uno dei Verdi». Poi un'altra associazione culturale, guidata da un consigliere del Lazio, destinataria di fondi grazie alla manovra d'aula. «Nelle tabelle e nelle pieghe di bilancio abbiamo trovato che ogni consigliere aveva la sua associazione a cui dava dei soldi». Nella tabella con le mance elettorali allegata alla finanziaria laziale del 2007, si contano la bellezza di 679 finanziamenti, piccoli (5.000 euro) al grandi (130mila euro), tutti ad associazioni culturali locali, spesso con giustificativi molto vaghi («iniziative culturali», «finalità sportive») o di puro e semplice «sostegno all'attività dell'associazione». Dentro c'è veramente di tutto: dai 40mila euro per la manifestazione «Cicoria bella e buona», ai 150mila euro all'associazione romana «Arte in soffitta» per un «villaggio artistico itinerante», dai 15mila per «i pongisti del tennistavolo Arpino» ai 10mila per il progetto «Benefici e potenzialità del Tae kwon do», o 10mila per le partite di «Lazio scacchi». Ci sono 65mila euro in favore di un cooperativa romana per la promozione del giardinaggio, 5mila euro per studiare «l'araldica nell'Agropontino», decine e decine di fondi per sagre varie, estati musicali di paesi, associazioni sportive, soldi al Football Club Borgo Carso o allo spettacolo di danza «Mai e poi mai», 8mila euro ad una associazione di Palestrina per «Iniziative di conoscenza e solidarietà con l'Africa». Un bancomat coi soldi regionali, costato alla fine di quell'anno 14.200.000 euro. «A seguito di quella battaglia e dell'intervento dei magistrati, l'anno dopo si fecero dei bandi per l'assegnazione dei fondi. Ma il meccanismo clientelare è subito tornato con i soldi ai gruppi consiliari». Nel frattempo, a Michelangeli quella mossa era costata il posto. Non nel 2007, perché il governo Prodi aveva numeri traballanti in Senato e uno scontro, in Regione Lazio, con il Pdci (alleato di governo) avrebbe creato problemi. Ma Marrazzo se l'era probabilmente legata al dito.

Bastò aspettare il 2008, con la vittoria del centrodestra, per far fuori Michelangeli. «Mi venne proposto di diventare presidente di una società partecipata dalla Regione, per far spazio ad un altro del Pdci. Non accettati, uscimmo dalla giunta». Subito rimpiazzati dall'Idv.

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