"Non mi interessa". Così Cacciari smonta Elly Schlein

Per l'ex sindaco di Venezia non si dovrebbe partire da due candidati scelti a tavolino, bensì dopo un confronto tra le parti coinvolte da effettuare durante il congresso

"Non mi interessa". Così Cacciari smonta Elly Schlein

Lo scontro per la segreteria tra Elly Schlein e Stefano Bonaccini scuote le acque in casa dem, visto soprattutto che già emergono con forza le correnti interne che supportano i due candidati: un duello che non appassiona minimamente l'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, il quale non usa giri di parole per esprimere la propria opinione a riguardo durante un'intervista concessa all'AdnKronos.

"Non mi interessa discutere di candidature, non è questo il modo di fare, partendo di nuovo dalle candidature", affonda infatti il filosofo, convinto del fatto che il Partito democratico dovrebbe investire tempo e risorse soprattutto per realizzare un progetto politico che poggi su basi solide. Un pensiero condiviso, peraltro, dalla stessa Rosy Bindi. "Facessero un congresso serio, con delle persone che presentano tesi, programmi, un confronto. Non mi interessa né della Schlein né dell'altro o di altri candidati", aggiunge ancora l'ex primo cittadino del capoluogo Veneto,"non è questo il metodo da seguire".

Nessun accenno, quindi, alla duplice anima del partito che sta spaccando a metà la compagine dem: da una parte i "lettiani" e gli "ex renziani" soffiano sulle vele dell'attuale governatore della regione Emilia Romagna, dall'altra il sostegno di alcuni big tra cui Dario Franceschini, Andrea Orlando e Laura Boldrini.

Mai più partire dai nomi bensì dalle idee e da un serio confronto attorno a un tavolo. Serve, secondo Massimo Cacciari, "un congresso vero e proprio. La direzione indice un congresso del tutto aperto in cui tutti si mettono in discussione, nessuno si candida". È su questo terreno che dovrebbe pertanto avvenire il confronto tra anime diverse che convivono nel partito.

"Gruppi organizzati e coesi di persone presentano le loro tesi e si confrontano in un dibattito aperto. Le persone votano programmi e tesi e non nomi e poi al congresso ci si conta e vince o l'uno oppure l'altro", conclude infatti l'ex sindaco della città lagunare.

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