"Via subito quel decreto". Le Ong vogliono dettare ancora legge

Le pretese delle Ong non finiscono mai e ora alzano la voce, chiedendo all'Unione europea e agli altri Paesi di bloccare il decreto legge del governo italiano

"Via subito quel decreto". Le Ong vogliono dettare ancora legge

Nessuna azione di forza da parte di Matteo Piantedosi per fermare gli ingressi irregolari di migranti nel nostro Paese. Il ministro dell'Interno, insieme al governo, ha messo a punto un decreto con il quale si punta a ridurre le partenze dal nord Africa, anche regolamentando l'opera delle navi Ong in mare. L'introduzione di un nuovo codice di condotta per le navi ha agitato le organizzazioni non governative, che ora non saranno più libere di dettare legge all'interno dei confini italiani. Lo sbarco alle navi dei clandestini verrà sempre garantito quando queste rispettano le indicazioni del governo. In caso contrario possono sempre fare richiesta di porto in altri Paesi del Mediterraneo, visto che è stato ampiamente dimostrato che hanno la capacità di raggiungere agevolmente anche la Francia, essendo sbarcate in porti italiani ben più a nord rispetto a quelli della Corsica.

Ma come in tanti sospettano già da tempo, l'obiettivo delle navi Ong è sbarcare in Italia e non in un generico porto sicuro, altrimenti avrebbero già utilizzato i porti della Tunisia, per esempio. Quindi, ecco che il nuovo decreto infastidisce le organizzazioni, pronte a dar battaglia al governo italiano, come dimostra uno degli ultimi comunicati congiunti. "Il nuovo decreto ostacola il soccorso in mare e causerà un numero maggiore di morti", scrivono Emergency, Iuventa Crew Mare Liberum, Medecins sans frontieres, Mediterranea Saving Humans, Mission lifeline, Open Arms, Resq - People Saving People, Resqship, Salvamento Marìtimo Humanitario, Sea-Eye Sea-Watch, Sos Humanity, Alarm Phone. Un cartello di organizzazioni non governative che pretendono di continuare a operare in spregio della legge italiana, con la violazione dei confini di Stato di un Paese sovrano.

La narrazione di queste organizzazioni è di facile intuizione: il loro obiettivo primario è quello di raccontare una realtà nella quale si addossano allo Stato italiano responsabilità non direttamente imputabili. Nel loro documento, infatti, le Ong dichiarano che il nuovo decreto renderà "ancora più pericoloso il Mediterraneo centrale, una delle rotte migratorie più letali al mondo. Il decreto è apparentemente rivolto alle ong di soccorso civile, ma il vero prezzo sarà pagato dalle persone che fuggono attraverso il Mediterraneo centrale e si trovano in situazioni di pericolo". Va sempre sottolineato che la maggior parte dei migranti che attraversano il Mediterraneo sono di tipo economico, quindi non aventi diritto del titolo di profugo. Non scappano da Paesi in guerra e non sono vittime di persecuzione ma sono alla ricerca di condizioni di vita migliori. Per farlo, si affidano a trafficanti di esseri umani, senza documenti.

"Tra le altre regole, il governo italiano richiede alle navi di soccorso civili di dirigersi immediatamente in Italia dopo ogni salvataggio. Questo provocherebbe ulteriori ritardi nei soccorsi, considerato che le navi di solito effettuano più salvataggi nel corso di diversi giorni", lamentano le Ong, abituate a permanere in acqua in attesa di intercettare i barchini dei migranti. Nessun documento obbliga le navi delle Ong a rimanere in mare fino a quando non hanno raggiunto la piena capacità. Anzi, una volta che viene effettuato un intervento, l'obbligo è quello di condurre in porto le persone recuperate, senza costringerle a estenuanti attese in mare aperto davanti alle coste libiche.

Ma dalle Ong arrivano rimostranze anche per l'articolo del decreto in cui viene indicato alle navi di procedere con le operazioni di richiesta d'asilo a bordo. "È dovere degli Stati avviare questo processo e una nave privata non è il luogo adatto per farlo", dicono oggi le Ong, ignorando completamente il ruolo di un comandante, che a bordo di una nave è un pubblico ufficiale. L'obiettivo dell'Italia è quello di coinvolgere gli Stati di bandiera nell’accoglienza dei migranti richiedenti asilo ma sembra che dalle Ong ci sia l'intenzione di scaricare le incombenze esclusivamente sull'Italia.

Quindi, in chiusura di documento, ancora una volta le Ong avanzano la pretesa di dettare legge in un Paese sovrano, intromettendosi nella sua gestione: "Esortiamo il governo italiano a ritirare immediatamente il decreto legge appena emanato. Chiediamo, inoltre, a tutti i membri del Parlamento italiano di opporsi al decreto, impedendone così la conversione in legge".

E si appellano anche alle organizzazioni esterne, chiedendo "una forte reazione da parte della Commissione europea, del Parlamento europeo, degli Stati membri e delle istituzioni europee". Nel caso in cui il nuovo decreto non sia di gradimento alle Ong, esistono altri Paesi verso i quali fare rotta, l'Italia non è necessariamente l'unico in cui chiedere un porto sicuro.

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