"Io e Morandi come Roc e Gian"

Rocco Papaleo è la scommessa del Festival: "Essere qui vale del David. Con lui vorrei duettare in Scende la pioggia". Presenterà Sanremo con Gianni Morandi e la modella ceca Ivana Mrazova

"Io e Morandi come Roc e Gian"

Pronti, via, il suo Festival è già iniziato: una battuta dopo l’altra, d’altronde è fatto così.«Stiamo elu­c­ubrando qui all’Ariston su che co­sa fare». Per lui non sarà poi così dif­ficile scegliere la parte: sarà se stes­so, Rocco Papaleo da Lauria Basili­cata, debuttante a metà. Ha fatto il cabarettista, il musicista, l’attore, il regista e qui gli tocca esordire da copresentatore. Per parafrasare Monti, il posto fisso lo annoia: e quindi cambia spesso. «Occhio pe­rò, io non sono un provocatore». È comunque la scommessa del Festi­val, il ruolo che non t’aspetti, la co­siddetta mina vagante che peral­tro in carriera ha vagato molto, di­ciamo come un Forrest Gump che ha già attraversato coast to coast il mondo dello spettacolo però non è neanche un po’ stanchino.

A proposito, Rocco Papaleo, che ci fa al Festival il regista di Basilicata coast to coast che ha battuto persino Avatar?
«Ma l’ho battuto solo a casa mia. Quindi sono a Sanremo per esten­dere i confini del mio impero».

Ricorda sempre di non essersi laureato. Come tesi di laurea vale di più il David di Donatello che ha vinto l’anno scorso. O il Festival?
«Il Festival: vuol dire essere espressione di una volontà popola­re. Il David è frutto di una giuria di addetti ai lavori. E io mi sento figlio del popolo».

Infatti l’anno scorso aveva pro­vato a venirci. Ma da cantante.
«E sono stato respinto. Però so­no stato rifiutato io, non la mia can­zone, Come vivere ».

Stavolta potrebbe cantarla.
«Spero di sì. Mi sento più a mio agio nel respiro breve di una canzo­ne che in una piece a teatro. Anche Basilicatacoasttocoast era costr­ui­to come un concept album: un in­sieme di racconti».

Però adesso è a Sanremo in ri­va al mare. Non potrà andare coast to coast.
«Finalmente mi riposo un po’, sto stanziale».

La vita all’Ariston?
«Finora ho stretto la mano a tut­ti. Sono una mosca che si posa do­ve vuole».

Conserverà anche in scena questa licenza di svolazzare?
«Mi auguro di conservare i nervi saldi. Ma non vedo perché no».

Le polemiche, si sa, agitano molto. Celentano?
«Da qualche parte ho letto: Ce­lentano santo. E allora aggiungo: Morandi chierichetto».

Scherzi a parte.
«Ho conosciuto Celentano l’al­tra sera a casa sua: mi ha colpito la sua passione».

Il suo compenso?
«E dov’è la sorpresa.L’aveva det­to che sarebbe stato dato in benefi­cienza».

E il suo, Papaleo?
«Non lo darò in beneficenza. Ma mi servirà per comprarmi una ca­sa».

Morandi e Papaleo, coppia ine­dita.
«Siamo molto meno contrappo­sti di quel che sembra».

Comici alla Stanlio e Ollio o brillanti alla Lemmon e Mat­thau? «Diciamo che sul palco saremo Roc e Gian».

Ricordando Ric e Gian.
«Posso dire? Lo ammiro per co­me mi ha accolto. Siamo come pa­ne e burro forse perché entrambi siamo provinciali fortunati».

Allora duettate? Uno su mille ce la fa sarebbe perfetta.
«Forse è meglio due su mille. An­zi, duecento. Se aumenta la per­centuale di chi ce la fa, diminuisce lo spread. A parte le battute, mi pia­c­erebbe duettare in Scende la piog­gia , mi mette di buonumore».

A proposito, sarà un Festival senza politica. L’anno scorso Luca e Paolo hanno addirittu­ra ironizzato su Berlusconi e Fi­ni.
«Adesso c’è il governo tecnico.E mica si può fare ironia sull’articolo 18 o sullo spread. Non sono argo­menti per una platea così.

Ci vuole una modella come Iva­na Mrazova.
«Bellissima.

Ma soprattutto stakanovista».

Pure lei non scherza.
«Ad agosto comincio il nuovo film, Una piccola impresa meridio­nale. E l’idea mi rilassa: comun­que vada Sanremo, ho comunque il futuro assicurato».

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