Milano, arrestato jihadista: era pronto a colpire l'Italia

Nadir Benchorfi, legato alla cellula jihadista tedesca Brigata Lohberg, sarebbe stato pronto a colpire in Italia

Milano, arrestato jihadista: era pronto a colpire l'Italia

Abitava in via Tracia, nel cuore del quartiere popolare San Siro, Nadir Benchorfi, il 30enne marocchino arrestato per terrorismo internazionale dalla polizia di Milano. Secondo gli investigatori, che da settembre lo monitoravano, era pronto a colpire in Italia. Legato a una cellula jihadista tedesca, la 'Brigata Lohberg', lavorava come cuoco al centro commerciale di Arese, il centro commerciale affollato per agli acquisti, natalizi e non. L'indagine, spiega il capo della Digos milanese, Claudio Ciccimarra, "nasce a settembre da una confidenza, poi confermata dai servizi esteri, per cui il marocchino sarebbe stato in contatto con una cellula terrorista tedesca di combattenti partiti per la Siria". E proprio in Siria, Palestina, Turchia e Algeria, l'uomo inviava soldi per finanziare la 'guerra santà. Loda l'operato della polizia di Stato il questore del capoluogo lombardo, Antonio De Iesu: "Questa indagine è la dimostrazione di come il contrasto al terrorismo internazionale si eserciti a partire dall'acquisizione di notizie, e dalla capacità di approfondirle con insistenza e tenacia". Nadir Benchorfi è nato in Marocco e, dopo la morte della madre, raggiunge il padre in provincia di Varese. Ma i due non vanno d'accordo, tanto che il giovane chiede aiuto ai servizi sociali, e viene affidato a una comunità della zona. Una volta maggiorenne, nel 2007 si trasferisce a Milano, dove si specializza come elettricista e viene assunto in una società di logistica, lavorando per lo più come cuoco in supermercati o in aree dedicate alla cucina nei centri commerciali. Stesso ruolo rivestito, sino a venerdì giorno dell'arresto, all'interno dello shopping mall di Arese. Oggi i rapporti con il padre sono pressochè nulli, come anche quelli con la nuova famiglia di lui. Quando, negli scorsi giorni, Nadir è stato interrogato dal pubblico ministero, ha negato tutto, dicendo di aver mantenuto i contatti con dei foreign fighter tedeschi partiti per la Siria per paura di ripercussioni dello Stato Islamico. Ma, una volta uscito dall'ufficio del magistrato, ha telefonato a uno dei suoi contatti jihadisti, confidando di temere l'arresto e di voler pianificare la fuga dall'Italia. Il cellulare era sotto controllo e il fermo, convalidato ieri, è stato immediato.

Aveva conosciuto i combattenti tra il 2012 e il 2014 quando, prima di essere assunto ad Arese, Nadir si era trasferito in Germania, dove secondo l'antiterrorismo, frequentava una moschea del distretto di Düsseldorf. Prima trova appoggio anche logistico da un conoscente, poi entra in confidenza con i jihadisti della 'Brigata Lohberg', una cellula di terroristi nati in Germania da famiglie di origine nord africana, mediorientale e non solo, che in due diversi tronconi in quello stesso periodo raggiungono la Siria per combattere al fianco del Califfato. Diventa amico soprattutto di due cugini, Abu Bakr Al Almani e Abu Ibrahim, considerati ai vertici dell'associazione. Anche Nadir condivideva la causa, la 'lotta all'infedelè, ma quando gli viene proposto di unirsi e partire, il giovane preferisce rimanere in Europa per motivi familiari. Chiede, però, una mano per reperire armi in occidente e organizzare lì, nella terra in cui è cresciuto, 'azioni di fedè. Invito accolto dall'Is, tanto che la cellula terroristica gli dice di mettersi all'opera. Nadir torna in Italia, e dal 2014 non lascia Milano. Con i jihadisti continua a tenersi in contatto, per lo più tramite servizi di messaggistica istantanea, fra cui Telegram. Ed è nell'appartamento di via Tracia, a San Siro, in cui vive con un'altra persona, risultata estranea ai fatti, che gli investigatori dell'antiterrorismo hanno trovato ulteriori prove della sua 'affiliazionè al Daesh, a partire dalle immagini scaricate da internet e video di propaganda religiosa e militare in computer e chiavette. In una valigia trovata sotto il letto della camera erano inoltre custoditi documenti che testimonierebbero i suoi movimenti bancari.

Dai 50 ai 600 euro le 'donazionì fatte dal giovane ai combattenti dell'Isis, somme di denaro inviate in Palestina, Turchia, Algeria e Siria. Gli investigatori non escludono che Nadir, oltre a inviare soldi di sua tasca, raccogliesse anche quelli di altri finanziatori dello Stato Islamico.

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