Il nuovo insulto di Battisti: "Ora voglio riconciliarmi In Italia serve un'amnistia"

L'ex terrorista torna a parlare dal suo esilio dorato in Brasile. Vuole l'amnistia e chiede all'Italia di voltare "quella maledetta pagina" degli anni Settanta

Il nuovo insulto di Battisti: "Ora voglio riconciliarmi In Italia serve un'amnistia"

Parla dal suo esilio dorato. A Rio de Janeiro, tra le le spiagge, le belle ragazze e la gente cordiale. Lo scorso agosto, quando in una chiacchierata con la rivista brasiliana Piaui aveva raccontato le sue giornate da libero esule in Brasile, Cesare Battisti aveva fatto scoppiare un vero e proprio putiferio. Adesso ci riprova con un'altra intervista, questa volta al francese Le Monde. L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo torna a rintuzzare il fuoco chiedendo una aministia per riuscire a "girare quella maledetta pagina". Una pagina che, però, non può essere voltata se nessuno ha pagato per i crimini commessi.

"Cosa vorrei? Una riconciliazione con il popolo italiano. Ci vuole un’amnistia, altri Paesi ci sono riusciti", ha spiegato l’ex terrorista di estrema sinistra al quotidiano francese. Lo dice da Cananeia, in Brasile, mentre continua quel suo esilio dorato che Battisti stesso aveva costellato come un vero e proprio paradiso fatto di mare azzurro e spiagge dorate, di belle ragazze e di gente amorevole che lo accoglie come se fosse a Napoli. L'Italia è una cosa lontana, ma anche i tribunali che lo condannarono in contumacia all'ergastolo per aver commesso quattro omicidi durante gli anni di Piombo. Pena che l'ex terrorista non sconterà mai anche grazie all'allora presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva che il 31 dicembre dello scorso anno aveva optato per il "no" alla estradizione in Italia. Da allora Battisti è libero, mentre in Italia le famiglie delle vittime piangono ancora i cari uccisi dell'estremismo rosso degli anni Settanta.

"L’unico desiderio oggi - ha detto Battisti - è girare quella maledetta pagina del terrorismo politico". Ma, ha spiegato il terrorista a Le Monde, "ci vorrà ancora del tempo. E le dimissioni di un Berlusconi non cambieranno niente: restano gli stessi partiti e le stesse persone". "Mi assumo le mie responsabilità politiche e militari ma, attenzione, non ho ucciso nessuno - ha ripetuto Battist, che, da sempre, si proclama innocente per i quattro omicidi - ero solo una ruota del carro in una delle innumerevoli organizzazioni di estrema sinistra allora in guerra con lo Stato". Secondo l'ex terrorista, infatti, il dossier giudiziario sul suo caso resta "circondato dal vuoto" e la condanna si basa "sulla fede nelle accuse di un solo e unico pentito, Pietro Mutti, il capo del nostro gruppo, che ha collaborato in cambio di una riduzione della pena. E' l’inverso del sistema giuridico italiano". Battisti se la prende poi con le autorità italiane accusandole di "voler far espiare i sogni" ai militanti degli anni si Piombo: "Sono stati fatti errori, è evidente pretendere di cambiare la società con le armi è una cavolata. Ma in fondo, all’epoca tutti avevano delle pistole. C’erano guerriglieri nel mondo intero. L’Italia viveva una situazione prerivoluzionaria... è facile oggi criticare e fare di tutta l’erba un fascio".

Battisti vuole una riconciliazione con il popolo italiano. Ma il popolo italiano non chiede altro che giustizia. "L’Italia sono sicuro che non vuole nessuna riconciliazione con lui.

Il nostro Paese chiede solo giustizia", ha commentato Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 a Milano dai Proletari armati per il comunismo. "Le sue esternazioni sono senza valore - ha ribadito Torreggiani all'Adnkronos - il Paese vuole solo giustizia, vuole che Cesare Battisti sconti la sua pena".

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