La paura dei residenti: "Vogliamo sapere se viviamo su una Chernobyl"

Gli abitanti: "Un conto sono i problemi finanziari, un altro quelli che riguardano la salute. Come hanno potuto lasciarci così?". C’è chi pensa al trasloco: "Il parco e l’asilo? Non li vedremo mai". E in cucina si usa solo minerale

La paura dei residenti: "Vogliamo sapere se viviamo su una Chernobyl"

Raccontano dal quartiere che alle 12 di ieri mattina gli operai che lavoravano nei cantieri e nel parco Trapezio erano già spariti tutti. "E come fai a biasimarli, se ti dicono che il terreno su cui stai lavorando è contaminato...". Santa Giulia, zona sud est di Milano. Gli uomini della Guardia di Finanza arrivano di primo mattino per mettere sotto sequestro preventivo l’area Montecity-Rogoredo, su cui un tempo sorgevano gli stabilimenti chimici della Montedison e l’acciaieria Radaelli, e una parte del parco Trapezio, accanto al quale è stato appena costruito un asilo. I reati ipotizzati parlano di attività di gestione dei rifiuti non autorizzata e avvelenamento delle acque. Di sostanze pericolose per la salute, cancerogene. La notizia rimbalza sui siti internet, entra nelle case dei residenti e si annida come un sospetto che non ti lascia più: e adesso cosa facciamo? Chi ci dice che non viviamo su un’altra Chernobyl? Perché un conto è se ti dicono che sui terreni dove hai appena acquistato un appartamento, ci sono stati problemi di tipo finanziario, una sovraffatturazione dei costi delle bonifiche. "Ma se invece venisse confermato che il problema è la salubrità dei luoghi, allora lo scenario cambierebbe". Stefano Bianco è il presidente del comitato di quartiere Milano Santa Giulia, sono un paio d’anni che vive da queste parti e quando ieri ha saputo del sequestro, non ha più avuto tregua. "La preoccupazione c’è, è ovvio - spiega -. Ora bisognerà esaminare la documentazione, vedere come procederà la magistratura e, per quanto ci compete, faremo tutte le valutazioni del caso per comprendere i reali rischi e difendere i nostri diritti". È chiaro che non si deve fare allarmismo, non fa bene a nessuno. Anche perché, a prescindere dalla veridicità o meno delle accuse, il danno per chi abita qui è notevole. Chi ha comprato in questa zona, lo ha fatto perché è ben servita oppure perché nel progetto originario c’era molto verde, un parco grande come il Sempione. Va da sé che se l’inchiesta dovesse confermare che le bonifiche sono state fatte male, la preoccupazione si trasformerebbe in disperazione. Poi c’è lo stop imposto dalle indagini e dai sigilli. Come quelli al parco Trapezio che avrebbe dovuto essere consegnato ai cittadini a settembre, così come l’asilo, così come i box costruiti sotto questa striscia di verde. Ora invece chissà quanto tempo passerà prima che i lavori possano essere completati. Così come tutto il piano sotto i palazzi che in teoria sarebbe destinato ad attività commerciali e che ora rischiano di rimanere sfitti. "Ma insomma, vivendo in un ambiente pubblico, l’avremmo saputa una cosa così. Invece nessuno si è mai lamentato", dice la signora Rosanna, dietro il bancone del bar Bersò. In fondo, lei a tutta questa storia delle acqua avvelenate ci crede poco. "Se ci fossero stati davvero dei problemi, ci avrebbero tutelati. È tutto sotto controllo". E però, proprio davanti all’area nord, quella degli stabilimenti chimici dell’ex Montedison, i ragazzi che vivono nel palazzo che si affaccia sui cantieri incriminati, pensano di andarsene via. "Paura? Certo che ce l’ho - racconta Michele -. Abbiamo letto che l’acqua è inquinata. Un motivo in più per spostarmi prima da questo appartamento".

Guardando dalla sua terrazza, in mezzo alla zona sotto sequestro, ci sono due grandi pozze d’acqua. Saranno a un centinaio di metri, o poco più. "Aspettiamo di avere delle conferme prima, d’accordo. Ma forse è meglio farsi il caffè con l’acqua della bottiglia".

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