"In America polizia brutale contro i neri. La sentenza Floyd può essere esplosiva"

La scrittrice di Los Angeles: "Razzismo istituzionalizzato. Ma una condanna all'agente che ha ucciso George curerebbe le ferite"

"In America polizia brutale contro i neri. La sentenza Floyd può essere esplosiva"

«Dolore e rabbia» crescono in un Paese «indignato dall'ingiustizia razziale e dalla brutalità delle forze dell'ordine», un Paese in cui la violenza della polizia contro i neri è «implacabile e oppressiva». La scrittrice americana Steph Cha, 35 anni, nata e cresciuta a Los Angeles da una famiglia di origini coreane, spiega così i tumulti che stanno attraversando gli Stati Uniti. Il Paese è nel pieno di una nuova ondata di proteste per la morte di Daunte Wright, afroamericano di 20 anni, ucciso da un poliziotto a Minneaopolis, la città in cui si sta svolgendo il processo all'agente accusato di aver soffocato George Flyod. Autrice de La tua casa pagherà, «romanzo dell'anno» per il Wall Street Journal e vincitore del California Book Award e del Los Angeles Times Book Prize, appena pubblicato in Italia dalla casa editrice 21lettere e ispirato alla rivolta di Los Angeles del '92 che è alla base del movimento Black Lives Matter, Steph Cha è convinta nulla sia cambiato negli Usa.

Il razzismo è un problema oggi quanto trent'anni fa?

«Il nostro Paese non ha mai smesso di uccidere giovani neri e la brutalità della polizia non è mai scomparsa. Quel che è successo è che i social media hanno cambiato il modo in cui trattiamo la violenza. Scopriamo le tragedie molto rapidamente e spesso tramite i video, molti dei quali diventano virali. Purtroppo ciò comporta anche un livello di desensibilizzazione e sfinimento».

Perché tornano gli scontri?

«Perché la storia si ripete: un agente uccide un nero disarmato mentre è in corso il processo per l'uccisione di un altro nero disarmato ucciso da un agente».

Obama non ha aiutato?

«Vedere un uomo di colore presidente ha incattivito molte persone. Non per quello che Obama faceva ma per quello che era. Trump è stato eletto in larga parte perché alla gente non piaceva un nero al potere, un nero che per di più diceva che se avesse avuto un figlio maschio avrebbe avuto le sembianze di Trayvon Martin», il ragazzo di colore ucciso nel 2012 in Florida, a 17 anni, perché sembrava «sospetto».

Colpa di Trump?

«Ha trascorso la sua carriera politica a incoraggiare il risentimento dei bianchi, alimentando la paura delle altre razze. Sicuramente la sua presidenza ha peggiorato la situazione».

C'è un razzismo istituzionalizzato nella polizia americana?

«Sì, c'è».

Non crede che alcune tragedie accadano perché gli agenti fronteggiano ogni giorno un alto tasso di violenza?

«È vero, la polizia è esposta a tantissima violenza, ci sono troppe armi in giro. Ma è anche vero che gli agenti sparano a persone innocenti in modi ingiustificabili e i numeri mostrano un'impostazione razzista».

Non c'è il rischio che le proteste violente allontanino l'americano medio dalla causa anti-razzista?

«È possibile, anche se è evidente che gran parte delle proteste sono state e sono pacifiche. Detto questo, gli scontri attirano l'attenzione, nel bene e nel male. Martin Luther King diceva che la rivolta è il linguaggio degli inascoltati: quando le persone vengono ignorate, svalutate e uccise, qual è la risposta corretta? Il silenzio è la morte».

Il processo sul caso Floyd può guarire o acuire le ferite?

«Dipende. Un verdetto di colpevolezza ai danni dell'agente Chauvin sarebbe curativo, l'affermazione che black lives matter, le vite dei neri contano, che ciò a cui tutti abbiamo assistito non viene nascosto sotto il tappeto quando a uccidere sono poliziotti. Un'assoluzione, al contrario, sarebbe devastante».

Cosa può fare Biden?

«Servono cambiamenti fondamentali nel modo in cui le forze dell'ordine operano, maggiore

responsabilità. Serve controllo delle armi, più risorse per la salute mentale, per l'istruzione e la casa. Il luogo in cui le persone vivono e ciò che sono in grado di fare sono elementi che riguardano la giustizia e l'uguaglianza».

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