"Berlusconi candidabile. Offensivo e volgare l'attacco di Travaglio"

L'ex presidente della Camera: "Chi ha più di 50 anni può farsi avanti. Poi decide l'Aula"

"Berlusconi candidabile. Offensivo e volgare l'attacco di Travaglio"

Luciano Violante non usa mezzi termini. La campagna denigratoria di Marco Travaglio contro Silvio Berlusconi non solo non gli piace, ma lo fa addirittura inorridire. «Quelle parole sono inutilmente offensive», tuona contro il direttore del Fatto che oggi ha aperto il suo giornale insultando il Cavaliere. «Si può esprimere un qualcosa in tanti modi, ma quando lo si fa in modo aggressivo e volgare, è dequalificante a prescindere».

È giusto impedire a Berlusconi la corsa al Colle?

«Tutti i cittadini che hanno più di cinquanta anni possono candidarsi. Spetta ai parlamentari decidere chi votare. Ad ogni modo le persone non vanno mai offese. È sbagliato usare questi toni nella lotta politica».

Il caso Morisi è l'ennesima inchiesta finita nel nulla. Sono stati commessi errori?

«Dai mezzi di comunicazione senz'altro, da chi ha creato il caso. È stata una battaglia politica contro la Lega non condotta dalla magistratura».

Alcune novità sono arrivate con la riforma Cartabia. Sono sufficienti?

«Lo dirà l'esperienza, ma parliamo di qualcosa di utile».

Quale cambiamento andrebbe effettuato?

«La riforma non tocca l'ordinamento giudiziario. In quel campo gli interventi sono urgenti. Occorre rinnovare nel Csm solo i componenti che sono in carica da quattro anni. La rotazione ridurrebbe il potere improprio delle correnti. Il Csm dovrebbe avere due funzioni: tutelare l'indipendenza dei magistrati e assicurare il raccordo tra magistratura e altri poteri dello Stato. Col tempo entrambe sono venute meno. La magistratura si è autoisolata».

Cos'altro c'è da rivedere?

«Alcuni interventi di tipo costituzionale. Il vicepresidente deve essere nominato dal capo dello Stato, non eletto. Occorre un'Alta Corte che sia giudice per tutti i ricorsi in materia disciplinare e amministrativa, così come dopo tre o quattro anni dall'entrata in magistratura servirebbe una verifica di una commissione composta come quella degli esami di ammissione. Il giudizio deve essere tenuto presente quando si dovranno attribuire poi incarichi direttivi. Come ha detto il capo dello Stato, ci sono cose di fondo da toccare. Non ci si può limitare alla legge elettorale».

È importante farne un'altra?

«Ne sono state fatte sette sino a ora, senza alcun effetto».

Grazie a tali modifiche, si recupererebbe credibilità?

«Ne abbiamo bisogno. I pericoli non vengono dall'esterno, ma dall'interno. È la magistratura, che attraverso i comportamenti, deve recuperare un rapporto di fiducia. Quattro dei referendum sono contro l'attuale assetto. È il tempo di riflettere. L'art. 54 della Costituzione dice che chi esercita funzioni pubbliche deve adempierle con onore e disciplina. É il cardine della responsabilità professionale dei magistrati, ma in molti casi non ci sono stati né onore né disciplina».

Il lavoro del magistrato è cambiato?

«È cambiata la magistratura. Quando è stata scritta la Costituzione era alla periferia del sistema. Oggi è al centro e quindi la sua governance non può essere quella della prima metà del secolo scorso».

Quanto è importante oggi la riforma?

«Fondamentale sia per la giustizia civile che penale. In un mondo globale è difficile spiegare il nostro sistema penale. La comunicazione giudiziaria che doveva garantire l'accusato è diventata anticamera della pubblica criminalizzazione, anche per il modo scandalistico con il quale i media trattano le notizie. Ci sono giornalisti di riporto che si limitano a prendere un pezzo di un'inchiesta e portarla sul giornale, senza riflettere, spiegare, contestualizzare, solo per fare uno scoop».

Cosa si può fare?

«È un problema deontologico. Non vedo regole o bavagli. In passato i giornalisti pubblicavano sempre il nome, il cognome, l'indirizzo, e la fotografia della ragazza violentata. Ora non lo si fa più, non perché c'è una legge, ma perché si è arrivati a una regola di etica professionale. Sono contrario a vincoli legislativi, ma favorevole a quelli etico-professionali dati a se stessi e non imposti dall'esterno».

I referendum possono avere

successo?

«Non sono d'accordo sui quesiti. Ritengo, però, che possano avere successo. Parte della benzina sul fuoco l'hanno gettata alcuni magistrati con comportamenti impropri, dichiarazioni avventate, libretti autodiffamatori».

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