Al Cairo per la de-escalation (ma senza Usa, Israele e Iran)

Oggi il summit in Egitto con Paesi Arabi, Abu Mazen, Onu e Ue Ci sarà Meloni, che dopo lo Shabbat dovrebbe volare a Tel Aviv

Al Cairo per la de-escalation (ma senza Usa, Israele e Iran)
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Non ci saranno né Israele, né Stati Uniti, né Iran. Ragione per cui il summit per la pace in Medio Oriente in programma oggi al Cairo si apre con la consapevolezza che una reale svolta diplomatica è ancora lontana. D'altra parte, è esattamente questa la ragione delle ripetute titubanze delle cancellerie europee ad accogliere l'invito del presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Oltre al dubbio di una dichiarazione finale troppo sbilanciata a favore delle ragioni dei palestinesi. Non a caso, anche Giorgia Meloni ha deciso solo ieri mattina di partecipare al vertice, mentre ancora giovedì sera a Palazzo Chigi parlavano di una sua eventuale presenza come «altamente improbabile».

Nei giorni scorsi, in verità, la premier aveva dato una disponibilità di massima (peraltro sembrava potesse essere presente anche il presidente americano Joe Biden), poi la strage dell'ospedale di Gaza con scambi di accuse reciproche tra Tel Aviv e Hamas ha completamente cambiato il quadro, con cortei contro Israele in tutti i Paesi dell'area (proprio ieri decine di migliaia di persone sono scese in piazza al Cairo e in altre città egiziane, come non accadeva dalla rivoluzione del 2011 che rovesciò Hosni Mubarak). Così, in diverse interlocuzioni incrociate tra Berlino, Parigi, Roma, Londra e Madrid prendeva piede il timore di un summit nel quale i Paesi arabi - tutti presenti, compreso il presidente palestinese Abu Mazen - avrebbero imposto una dichiarazione finale «sbilanciata». Un problema che pare sia stato superato nei ripetuti contatti diplomatici anche con il Cairo, tanto che alla fine - oltre al presidente del Consiglio Ue, Charles Michel - ci saranno anche il premier spagnolo Pedro Sanchez, il primo ministro del Regno Unito Rishi Sunak e i leader di Grecia e Cipro. Ieri i media francesi non escludevano anche la presenza di Emmanuel Macron, ma per il momento l'agenda prevede che Parigi sia rappresentata a livello di ministro degli Esteri. Così come certamente accadrà per la Germania.

L'obiettivo di Meloni - che oggi dovrà lasciarsi alle spalle una dolorosa vigilia dal punto di vista personale - è soprattutto quello di contribuire a sbloccare gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza (tramite il valico di Rafah, dove ieri è stato in visita il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres) e provare a favorire una dialogo sugli ostaggi di Hamas (almeno quelli con doppio passaporto). L'Italia, ha detto ieri a Tunisi il ministro degli Esteri Antonio Tajani, «chiede la liberazione degli ostaggi» e «lavora affinché possano arrivare i rifornimenti alimentari e le medicine per il popolo palestinese a Gaza».

Difficilmente si potrà andare oltre questo, anche perché - spiegano fonti diplomatiche - questa mattina al summit del Cairo la premier italiana non firmerà né documenti che invitino a un generico cessate il fuoco, né derogherà al principio che Israele ha il diritto di difendersi.

Proprio nel tardo pomeriggio, è molto probabile che la presidente del Consiglio voli dall'Egitto a Tel Aviv, anche se la visita - legata al fatto che oggi è Shabbat - non è ancora certa. In Israele, Meloni dovrebbe incontrare sia il premier Benjamin Netanyahu che il presidente Isaac Herzog. E consegnare loro un testo che invita a una de-escalation della crisi.

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