CasaPound: "Condannati per aver esposto il Tricolore"

Dieci militanti di CasaPound condannati a pagare 1300 euro per "manifestazione non organizzata". Si erano radunati davanti al Monumento alla Vittoria

CasaPound: "Condannati per aver esposto il Tricolore"

"Condannati per aver esposto il Tricolore". Non ci gira attorno Andrea Bonazza, consigliere di CasaPound in Alto Adige e coordinatore regionale del movimento. Il verdetto del giudice ha condannato lui e altri dieci militanti a pagare 1300 euro per aver violato l'articolo 18 del Testo unico sulla sicurezza, ovvero quello che impedisce di manifestare senza l'autorizzazione della Questura.

"Ci condannano per manifestazione non autorizzata - scrive su Facebook il rappresentante di CasaPound - per il fatto che eravamo più di 5 persone con una bandiera". Appunto, quella italiana. Due anni fa i militanti si radunarono di fronte al Monumento alla Vittoria di Bolzano dopo aver indetto una conferenza stampa durante l'orario di apertura del monumento. Nell'occasione hanno coperto simbolicamente con una bandiera l'anello luminoso posto dal Comune su di una colonna del manufatto di Piacentin. La questura però, dato che erano in undici e con la bandiera tricolore, li ha denunciati per manifestazione non autorizzata. "Siamo felicissimi di averlo fatto! - continua Bonazza - A breve inizieremo i lavori socialmente utili presso alcune case di riposo. Felicissimi di farlo! Poi torneremo al nostro Monumento e sventoleremo altre mille bandiere tricolori. Lo faremo sempre! Fatevene una ragione". "Riceviamo questa ennesima condanna e ringraziamo - aggiunge - perché essere condannati per aver esibito il tricolore è per noi motivo di orgoglio.

Vorrei sapere però se tutti gli altri partiti, movimenti o associazioni, nel momento in cui indicono una conferenza stampa sono obbligati a comunicarlo alla questura".

Intanto tutti i condannati hanno impugnato il decreto penale: "Laddove ci sarà da difendere l'italianità- conclude Bonazza - ci troveranno sempre a sventolare la bandiera del nostro popolo".

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