Cinque decreti per un bluff. I ristori sono solo mancette

La Cgia: "Erogati 29 miliardi su 423 di perdite", e il nuovo Dl è insufficiente. Bacchettata Ue sul debito

Cinque decreti per un bluff. I ristori sono solo mancette

I quattro decreti Ristori messi in campo dal governo Conte hanno una dotazione insufficiente a coprire le perdite di fatturato causate dai lockdown. È quanto sottolineato dall'Ufficio Studi della Cgia di Mestre che nel consueto approfondimento settimanale evidenzia come i 29 miliardi di aiuti diretti siano inadeguati rispetto ai 423 miliardi di euro di ricavi persi dalle imprese italiane nel 2020. Il tasso di copertura è inferiore al 7 per cento.

Sebbene lo studio non intenda polemizzare con le chiusure decise per decreto in funzione anti-contagio, è altrettanto evidente la necessità di intervenire «affinché gli operatori vengano aiutati economicamente in misura maggiore, altrimenti, rischiano di chiudere definitivamente i battenti». Riducendo il campione dei beneficiari degli aiuti agli esercenti costretti alla serrata per decreto, infatti, le risorse hanno compensato solo il 14,5% del fatturato perso in quanto si sono concentrato solo su coloro che avevano perso almeno il 33% dei ricavi rispetto al 2019. Allora, conclude la Cgia, «è necessario un cambio di rotta: i ristori vanno sostituiti con i rimborsi», cioè è necessario uno stanziamento pubblico che compensi sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere. Altrimenti, come rilevato dall'Istat, le prime a scomparire saranno le 292mila attività che si trovano in una situazione di crisi profonda, realtà che danno lavoro a quasi 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto di circa 63 miliardi.

È evidente, quindi, come il nuovo scostamento da 32 miliardi di euro che il Parlamento si appresta a votare non possa che compensare solo in minima parte l'evaporazione del fatturato a causa della pandemia. Tanto più che parte di queste risorse saranno destinate al rifinanziamento per 18 settimane della cassa integrazione causa Covid (5,5 miliardi), alla sanità (3 miliardi), al trasporto pubblico (1 miliardo) e a Comuni e Regioni (1 miliardo). Insomma, la parte destinata agli aiuti potrebbe ammontare a poco più di una decina di miliardi, in quanto il governo sta preparando una nuova sanatoria per le cartelle che, coniugata con i rinvii degli avvisi, vale 5,5 miliardi.

«Stiamo lavorando a una rottamazione quater, a un nuovo saldo e stralcio, e poi in modo straordinario, dovremo trattare tutte le posizioni maturate nel 2020, a causa di questa pandemia», ha ribadito il viceministro dell'Economia, Laura Castelli, spiegando che il mini rinvio dei versamenti e delle notifiche delle cartelle varato dal governo giovedì scorso con un decreto ad hoc, già pubblicato in Gazzetta ufficiale, è solo un primo step. E proprio sui 32 miliardi di scostamento l'Europa venerdì scorso ha avuto da obiettare, ma il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha cercato di tranquillizzare i partner (vedi a fianco) spiegando che i nuovi ristori saranno erogati sulla base dei costi fissi sostenuti e non più sulla perdita di fatturato. Insomma, ogni azienda riceverà ancora meno rispetto ai precedenti dl perché non ci si baserà più sulla perdita di ricavi.

Intanto, domani i contribuenti saranno chiamati alla cassa per i versamenti ordinari di Iva, ritenute e contributi previdenziali e per la ripresa del 50% delle somme dovute dei tributi sospesi da marzo a maggio per la pandemia. I settori interessati sono, tra gli altri anche i maggiormente colpiti dalla pandemia.

È il paradosso di un Paese il cui debito pubblico insostenibile, aggravato da una crisi senza precedenti, ha tolto margine di manovra e nel quale la politica economica non ha finora saputo definire una scala di priorità.

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