
Il garantismo e il tacco 12. Daniela Santanchè contrattacca, allungando stoccate all'opposizione: «Voi non combattete la povertà, ma certamente combattete la ricchezza». E guadagnandosi così una risposta sarcastica in tempo reale: «Pensa alle famiglie dei cassintegrati». Lei è già oltre, si difende puntigliosamente punto per punto, chiede scusa per aver preteso la cacciata di chi si trovava come lei sulla graticola e sulle dimissioni, se dovesse andare a processo per truffa, sfuma: «Valuterò da sola». Infine affida al voto il proprio destino. E, come previsto, la Camera respinge la mozione di sfiducia. «Sono una donna libera - spiega - porto i tacchi 12, ci tengo al mio fisico, amo vestirmi bene ma non solo. Sono quella del Billionaire, del Twiga, ma certamente nessuno pensa a quanti posti di lavoro si creano».
Poi scocca un'allusione: «Questa persona che voi odiate e fareste di tutto per distruggere, è la stessa che risponde al telefono a chi la chiama per avere qualche favore». A chi si riferisce Santanchè? Lei non lo dice, e non cita nemmeno Francesca Pascale ma è a lei che si riferisce quando tocca la querelle sulle false borse Hermès. Griffate e taroccate: «Nelle mie borse non c'è paura, sì ho una collezione di borse e non ho paura a dirlo».
Vanità & veleni, ma non solo. C'è anche il merito delle inchieste milanesi sul falso in bilancio e la truffa. Per il falso, «è bene premettere che non mi vengono contestate falsità di natura materiale ma esclusivamente delle poste che sono state oggetto di valutazioni». Un punto tecnico che, assicura, si chiarirà. C'è poi la truffa, devastante sul piano mediatico perché collegata alla cassa Covid e anche qui lei rovescia la narrazione: «Il mio coinvolgimento nella vicenda si è limitato a decidere, come praticamente quasi la totalità delle aziende italiane, di accedere a tale beneficio a tutela della salvaguardia dei posti di lavoro. Non mi sono mai occupata invece delle questioni tecniche o di dettaglio». Insomma, la ministra del Turismo risponde ai suoi critici che sbagliano bersaglio ed è convinta di poter dimostrare in aula la sua correttezza. Certo, in situazioni simili lei aveva suggerito agli indagati eccellenti di farsi da parte, ora fa autocritica e previene chi l'accuserà anche per questo. Mette in fila le vittime del giustizialismo, di destra e di sinistra: «Lupi, Mastella, Storace De Girolamo. Si sono dimessi e dopo qualche anno sono stati assolti per non aver commesso il fatto». E ancora, «presidenti di regione come Antonio Bassolino e Vasco Errani, entrambi assolti con formula piena».
La lista si allunga, fra ex sindaci, come Simone Uggetti di Lodi, ed ex Presidenti del consiglio, vedi Matteo Renzi. Assolti pure loro. «Io non vorrei far parte di questo elenco - commenta la ministra - non scappo e non intendo scappare dal processo. È mia intenzione affrontare ogni sede giudiziaria con dignità - nel rispetto dei ruoli - e difendermi nel processo».
Prima di parlare, si dovrebbe guardare in faccia la realtà, è l'ammissione a denti stretti, e non sempre lei l'ha fatto. «Mi sono resa conto che nel passato alcune mie parole sono state superficiali, allora non avevo vissuto sulla mia pelle queste sofferenze e non potevo comprendere quanto dolore possono provocare». Daniela Santanchè chiede scusa a tutti per aver sciolto le briglie agli istinti giustizialisti. Certo, le obietteranno che adesso è fuori tempo massimo, ma lei formula la stessa domanda allo specchio: «Scuse tardive? Sì, c'è chi in politica non chiede scusa mai, mentre per me è arrivato il momento di farlo. Non sono scuse opportunistiche».
Contrizione ma anche orgoglio. Santanchè rivendica il lavoro al Ministero, un'alluvione di numeri e cifre per gli hotel e le strutture ricettive. Resta la questione finale: se dovesse essere rinviata a giudizio per truffa, che cosa farà? Nelle scorse settimane aveva detto che avrebbe lasciato la poltrona, ora risponde in modo più sibillino e meno scontato: «Farò una riflessione per poter valutare le mie dimissioni che deciderò da sola, senza nessuna pressione, costrizione o paventati ricatti e solo guidata dal rispetto per il mio presidente del Consiglio.
La ragione e il cuore non sempre vanno d'accordo. Ma in questo caso prevarrà il cuore». Un finale enigmatico. Prima di aggiungere. Non vorrei mai essere un problema». Dai banchi della maggioranza applaudono.La battaglia è vinta, la guerra non è finita e riprenderà.
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