"Dietro la norma Willy un via libera ai migranti"

L'azzurra Gelmini: "Non diventi lo schermo per aprire le porte a un'accoglienza indiscriminata"

"Dietro la norma Willy un via libera ai migranti"

Le parole dei familiari di Willy Monteiro - il 21enne ucciso di botte la notte tra il 5 e 6 settembre a Colleferro solo perché aveva tentato di sedare una rissa - sono da sottoscrivere in pieno: «Non servono altre norme, servono invece pene certe». Lo Stato insomma, per comportarsi da vero Stato, dovrebbe prima condannare duramente in tribunale quei delinquenti dei fratelli Bianchi (e i loro degni compari) e poi garantire che scontino in galera tutti gli anni previsti dalla sentenza, fino all'ultimo giorno; senza sconti o riduzioni di pena.

Una procedura normale in un Paese normale. Ma siamo in Italia, «culla del diritto», dove però la «culla» tende a ribaltarsi fra tre gradi di giudizio dai verdetti contraddittori. In compenso il legislatore è sempre pronto a sfornare nuove regole, il più delle volte doppioni di leggi già esistenti ma non applicate col rigore dovuto.

L'ultima idea nata dalla coppia Bonafede-Lamorgese (rispettivamente ministro della Giustizia e ministro dell'Interno) è la «norma-Willy», vale a dire un «inasprimento delle pene per il reato di rissa e il Daspo dai locali pubblici e di intrattenimento per chi sia stato denunciato o condannato per atti di violenza fuori da un locale».

Disposizioni che dovrebbero essere introdotte nel decreto Sicurezza che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già stasera, con tutte le modifiche alle leggi volute dall'ex ministro Salvini.

La «norma Willy» arriva dopo l'uccisione del giovane fuori da una discoteca, un episodio che ha profondamente scosso la coscienza nazionale. Di qui «l'innalzamento delle la multa da 309 a 2000 euro e la reclusione - se qualcuno resta ferito o ucciso nella rissa - da un minimo di sei mesi a un massimo di sei anni» (ora va da tre mesi a cinque anni ndr).

«La famiglia di Willy vuole una pena certa e giustizia. Come avvocato non credo che legiferare in emergenza sia la cosa più saggia», ha dichiarato all'Ansa l'avvocato Domenico Marzi, legale della famiglia di Willy.

Sulla stessa linea Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati: «Il primo decreto sicurezza è stato varato esattamente due anni fa; il decreto sicurezza-bis è stato approvato da quasi un anno e mezzo. Non c'è alcuna necessità e urgenza che non sia quella di tenere incollata una maggioranza divisa e inconcludente.

Vogliamo sperare che il governo non si faccia scudo di norme pure condivisibili - come quella di cui si parla per aggravare la sanzione penale per i reati di violenza gratuita come nel caso della norma Willy - per aprire le porte ad un'accoglienza indiscriminata in nome di un falso buonismo».

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