Estate senza bollicine. La Co2 è introvabile, sparita l'acqua gassata

Costi alle stelle e difficoltà di produzione: senza anidride carbonica, niente bibite effervescenti

Estate senza bollicine. La Co2 è introvabile, sparita l'acqua gassata

È l'estate della caccia alla bollicina scomparsa. Chiunque abbia cercato nelle ultime settimane al supermercato una bottiglia di acqua frizzante si sarà accorto che è diventata introvabile. Non è un caso, ma una vera crisi, confermata dai produttori che in alcuni casi hanno addirittura fermato le linee dell'acqua gassata. Con la conseguenza che presto scarseggerà pure l'acqua liscia, su cui ripiegheranno i delusi della frizzante. E il problema riguarda anche tutte le altre bibite effervescenti. Una situazione senza precedenti e tra l'altro, dicono gli esperti, non risolvibile a breve termine.

Ma cosa c'è dietro? Il mistero si chiama Co2. L'anidride carbonica è praticamente sparita dal mercato delle materie prime. Quasi tutte le bibite con bollicine, acqua compresa, sono addizionate con anidride carbonica. Ed è qui che i produttori sono in difficoltà. Alcuni, come Lauretana o Sant'Anna, hanno annunciato lo stop alla produzione di frizzante. In certi casi a tempo indeterminato. Questo perché a loro volta molti produttori di Co2 hanno fermato gli impianti: i costi dell'estrazione naturale o della produzione industriale sono diventati insostenibili. Oppure hanno deciso di rifornire prima di tutto settori diversi dall'alimentare, ad esempio la sanità dove l'anidride carbonica ha numerosi usi. Al difficile reperimento di questa materia prima si aggiunge l'aumento dei costi della plastica (da qui la scelta di privilegiare la fornitura delle bevande in bottiglia, di solito destinate alla ristorazione) e dei trasporti. Ecco la tempesta perfetta. Le aziende che confezionano acqua o bibite gassate sono in grave difficoltà.

Alla base della scarsità di Co2 ci sono la crisi internazionale e l'aumento dei costi dell'energia, oltre alle difficoltà di trasporto. Così estrazione e produzione delle bollicine diventano missione impossibile. «È la prima volta che assistiamo a un problema di questo tipo, in tali dimensioni - spiega Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, l'Associazione di Confindustria che riunisce le industrie di bevande analcoliche -. Questo pur avendo visto crescere costantemente negli ultimi anni il costo di tale fondamentale materia prima, presente in oltre l'80 per cento delle bevande analcoliche in Italia. Il problema tra l'altro sembra principalmente italiano». I dettagli: «L'anidride carbonica può essere estratta naturalmente dal sottosuolo o prodotta in stabilimento. Negli ultimi mesi i costi energetici sono esplosi, oltre il 500 per cento per il settore che rappresento, con effetti anche sul costo di questa materia prima, la cui disponibilità sul mercato si è ridotta. Inoltre la Co2 ha diversi utilizzi, in molteplici settori dell'industria alimentare, ma anche in sanità. Perciò gli operatori si devono confrontare con settori che hanno diversi margini e possibilità di spesa». Quando ritroveremo le amate bollicine? «Non abbiamo segnali di una accresciuta disponibilità sul mercato, anche se alcune realtà possono contare su scorte che comunque hanno un limite. Per le imprese del settore, per il 64 per cento Pmi, la situazione è drammatica: all'aumento del costo dell'anidride carbonica si accompagnano gli aumenti delle materie prime come vetro, plastica, plastica riciclata e alluminio, tra il 40 e l'80 per cento. Oltre all'aumento a doppia cifra dei costi del legno, necessario per la produzione dei pallet che servono alla mobilitazione delle merci.

Infine il primo gennaio scatterà la nuova Sugar Tax, con un incremento della pressione fiscale del 28 per cento per litro. Non so chi avrà la responsabilità di governare il Paese, ma se non si interverrà con la prossima legge di bilancio per cancellarla, prevediamo 5mila posti di lavoro a rischio sull'intera filiera».

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