Eurodeputati fedeli a Dibba lasciano M5S, che perde ancora pezzi

Quattro dei quattordici rappresentanti grillini pronti a veleggiare verso l'eurogruppo dei Verdi per proseguire la politica ambientalista un tempo portata avanti anche dal Movimento

Eurodeputati fedeli a Dibba lasciano M5S, che perde ancora pezzi
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Proseguono le fratture all'interno del Movimento CinqueStelle (M5S), che tra allontanamenti volontari ed espulsioni forzate vede le file dei suoi rappresentanti assottigliarsi sempre più in ogni assemblea in cui risulta ancora presente.

L'ultima in ordine cronologico a registrare una scissione è quella dell'Europarlamento, con quattro deputati pronti a spiegare le vele verso il gruppo dei Verdi, ufficialmente per contrasti con le posizioni assunte di recente dal Movimento a Bruxelles rispetto a quelle originarie. Non c'è un attimo di pace per i grillini, che solo nella giornata di ieri avevano anche dovuto incassare una lettera firmata da un nutrito gruppo di dissidenti (17 senatori e 52 deputati), i quali hanno voluto ricordare alla propria dirigenza le posizioni di contrasto al Mes, vero e proprio punto cardine del partito.

I tormenti grillini si rinnovano quest'oggi a Bruxelles, dove gli eurodeputati Ignazio Corrao, Piernicola Pedicini, Eleonora Evi e Rosa D'Amato si dicono pronti a cercare un'altra destinazione e pronti ad accasarsi, con grande probabilità, nel gruppo dei Verdi, più vicini alle loro posizioni fortemente ambientaliste. I quattro, i quali comunque hanno voluto smentire immediatamente questa voce, sono ritenuti personaggi politici molto vicini ad Alessandro Di Battista, il che ha fatto nascere qualche sospetto sulle motivazioni di fondo della scissione.

"La frangia ambientalista del M5S al Parlamento Europeo, costituita da Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato, Ignazio Corrao ed Eleonora Evi, si separa formalmente dalla delegazione pentastellata presente in Europa per proseguire un percorso politico autonomo", ha scritto in una nota ufficiale proprio Pedicini, annunciando le intenzioni del gruppetto.

"È una decisione squisitamente 'europea', non legata alle dinamiche nazionali. Questo malumore va avanti da diversi mesi", spiegano quindi gli europarlamentari su AdnKronos. Con l'addio al gruppo grillino, questi ultimi puntano a rinnovare "il proprio impegno a favore delle battaglie di cui sono stati portavoce in questi anni, mettendo al primo posto la difesa del pianeta e la tutela della salute dei cittadini".

Una decisione sofferta ma che era da tempo nell'aria, "resa necessaria dall’impossibilità di portare avanti con coerenza la difesa di questi temi, all’interno della delegazione del M5S, il cui operato oggi diverge irrimediabilmente sia dall’impegno preso con gli elettori che dalle aspirazioni originarie del Movimento". Pesante la perdita per il gruppo, dato che abbandonano la nave in 4 su 14, coi Verdi che paiono la scelta più probabile. Proprio con questa compagine, infatti, gli oramai fuoriusciti dal Movimento avevano combattuto diverse battaglie, tra cui quella sulla Politica agricola comune, a costo di assumere una posizione avversa rispetto a quella indicata dalla dirigenza grillina. "Alea jacta est", era ovvio che si dovesse quindi arrivare allo scontro col "cuore" del Movimento. Nonostante quanto specificato dai quattro, infatti ("È una decisione squisitamente 'europea', non legata alle dinamiche nazionali"), le conseguenze del gesto arriveranno ben presto con una oramai certa espulsione. Impossibile non pensare a ripercussioni anche a livello nazionale.

Di Battista, a detta dei "ribelli", non sarebbe dietro questo gesto: i quattro parlano infatti di una decisione "autonoma" che non ha "nulla a che fare con l'ex deputato". "La rottura è dettata dall’impossibilità di far rispettare il nostro programma elettorale.

Siamo fermi, non possiamo lottare contro i mulini a vento", spiegano ancora gli europarlamentari, come riferisce "Il Corriere". "Rilevo un atteggiamento politico del M5S capovolto rispetto all’anno prima, una continua genuflessione verso il PD, Forza Italia, i grandi potenti e il sistema", affonda ancora Eleonora Evi.

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