I legali di Adriatici al Tribunale del Riesame: toglietegli i domiciliari

Gabriele Pipicelli e Colette Cazzaniga faranno ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere la revoca dei domiciliari a carico dell'assessore

I legali di Adriatici al Tribunale del Riesame: toglietegli i domiciliari

Gabriele Pipicelli e Colette Cazzaniga - i legali del 47enne Massimo Adriatici, agli arresti domiciliari in una località segreta per l'uccisione dell'immigrato di origine marocchina Youns El Bossettaoui, 39 anni morto per un colpo di pistola martedì in piazza Meardi a Voghera (Pv) - faranno ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere la revoca dei domiciliari a carico dell'assessore alla Sicurezza leghista del Comune che si è autosospeso. Secondo l'avvocato Pipicelli, infatti, «non sussiste in alcun modo il pericolo di reiterazione del reato» in base a quale il gip di Pavia Maria Cristina Lapi ha confermato i domiciliari già chiesti dal pm Roberto Valli.

«Per il giudice Adriatici deve rimanere ai domiciliari perché potrebbe avere reazioni pericolose e sproporzionate ed essere un rischio per la collettività. È da qui che trae la reiterazione del reato» ha spiegato ancora ieri Pipicelli che, sempre insieme alla collega è intenzionato a svolgere anche atti istruttori nell'ambito delle indagini difensive.

Nell'ordinanza infatti il gip ha rimarcato che nei confronti di Massimo Adriatici «è necessaria una misura che limiti provvisoriamente ma fortemente la libertà di circolazione in capo a un soggetto che, per sua stessa ammissione, ha dichiarato di non essere in grado di gestirla (una situazione come quella, ndr) senza gravissimi rischi per la collettività».

Resta, infatti, insiste il giudice «la troppa sproporzione tra azione e aggressione subita che va valutata considerando la qualità professionale di Adriatici» dalle quali «deriva un'aspettativa comportamentale proporzionalmente inversa rispetto alla condotta tenuta».

Questo comporta quindi «un giudizio negativo di personalità e di rimproverabilità specifica nel governo di situazioni di pericolo, neppure eccezionale, che non può condurre a un'attenuazione radicale della fiducia che la collettività deve poter riporre nel comportamento di ciascun consociato quindi anche del prevenuto, nell'ottica del salvaguardia dei beni giuridici superiori».

«A ciò si aggiunge - conclude il giudice - l'abitudine, riferita dallo stesso Adriatici, di passeggiare con in tasca o nella fondina una pistola con il colpo in canna e priva di sicura che evidenzia

certamente una consuetudine comportamentale che è alla base della condotta oggetto di valutazione (essendo evidente che, se l'avesse rimossa all'atto dello sparo, il capo d'accusa muterebbe indubbiamente da colposo a doloso)».

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