La linea di Berlusconi "Sì al presidenzialismo"

Il leader azzurro al Tg4: "I tempi sono ormai maturi per una simile riforma costituzionale"

La linea di Berlusconi "Sì al presidenzialismo"

«Grazie alla manovra messa in piedi dal governo, gli effetti del caro energia sull'economia di imprese e famiglie sono stati neutralizzati. Ora è tempo di passare alle riforme». Berlusconi, intervistato da Newsmediaset per il Tg4, torna sul tema delle riforme sulle quali il centrodestra compatto, e segnatamente Forza Italia, ha basato la sua campagna elettorale per le politiche del settembre scorso. Fisco, giustizia, burocrazia, politiche per il lavoro e pensioni i temi su cui il governo è chiamato a lavorare e a proporre nuove prospettive. Ma soprattutto presidenzialismo. Un sogno questo, come rivela il leader azzurro nel corso dell'intervista, che coltiva da quando Berlusconi è sceso in politica.

«Molti anni fa, nel 1995 io chiesi, con un discorso in Parlamento, che gli italiani potessero scegliere direttamente con il voto il vertice delle istituzioni, cioè il Presidente della Repubblica - spiega il leader azzurro -. Il presidenzialismo è esattamente questo, lo dico perché ancora molti italiani non sanno bene di cosa si tratti. Mi pare che oggi i tempi siano maturi per questa riforma costituzionale e penso che quando si cambiano le regole bisogna cercare la più larga convergenza possibile, anche con l'opposizione, sapendo però che nessuno può arrogarsi un diritto di veto». D'altronde segnali positivi in questo senso sono arrivati negli ultimi mesi da alcuni rappresentanti di Italia viva, interessati intanto a imbastire un confronto sul tema senza pregiudiziali.

Da giorni, poi, il centrodestra è animato dal dibattito su un possibile partito unico. E lo stesso Berlusconi è tornato a parlarne immaginando un partito conservatore sul modello del Partito repubblicano americano. «È un mio sogno dal 1994, un contenitore nel quale il centro liberale-cristiano e garantista e la destra democratica possono stare insieme con pari dignità e un progetto comune - racconta -. Penso sia il prossimo passo per un assetto bipolare del Paese, che è quello migliore per una vera democrazia. Non sarà per domani ma l'unità del centrodestra in Italia è scritto nel cuore e nella mente di molti italiani».

E nell'immediato futuro, quello rappresentato dalle regionali che a febbraio porteranno alle urne gli elettori del Lazio e della Lombardia, la prova dell'unità della coalizione darà, secondo Berlusconi, ottimi frutti. «Comunque - conferma l'ex presidente del Consiglio -, anche senza un partito repubblicano, con la coalizione attuale del centrodestra fra un mese noi vinceremo le elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio. Ne sono assolutamente sicuro».

Il suo partito, intanto, sarà impegnato nel far passare alcune riforme essenziali per riscattare il Paese dalla condizione in cui si trova. Oltre a una riforma della burocrazia («che deve passare da essere ostativa a essere strumento per la crescita delle persone e delle imprese») e a una riforma di fisco e giustizia («massima condivisione delle idee di Nordio»), la coalizione di governo sarà impegnata, conferma il leader azzurro, nella riforma del fisco. «Dobbiamo aumentare le pensioni per gli anziani. Con la legge di bilancio abbiamo cominciato: 600 euro per gli over 75- ricorda Berlusconi -. Ora dobbiamo andare avanti anno per anno, affinché alla fine della legislatura la pensione minima arrivi ai promessi mille euro».

Sul fronte internazionale, però, Berlusconi lancia un pesante monito riguardante Pechino. «La Cina è la nostra vera insidia - spiega l'ex premier -. Per stare tranquilli, ha detto un leader occidentale, occorrerebbe concordare con la Cina un sistema di regole all'interno del quale sia possibile una convivenza pacifica.

Ma un altro leader europeo ha chiesto a Xi Jinping: Nel vostro progetto espansivo ci saranno frontiere davanti alle quali vi arresterete? La risposta di Xi Jinping fa venire i brividi: No, non ci sono e non ci possono essere frontiere davanti alle quali arrestarci. La nostra dottrina non ce lo consente».

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