Piantedosi detta la linea dura contro le Ong. E dalla Ue arrivano le prime aperture

"Umanità e fermezza: non abbiamo nessuna intenzione di venire meno ai doveri dell'accoglienza, ma in Italia non si entra illegalmente, la selezione non la fanno i trafficanti di esseri umani"

Piantedosi detta la linea dura contro le Ong. E dalla Ue arrivano le prime aperture

«Umanità e fermezza: non abbiamo nessuna intenzione di venire meno ai doveri dell'accoglienza, ma in Italia non si entra illegalmente, la selezione non la fanno i trafficanti di esseri umani. Vogliamo governare i flussi anziché subirli». Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi conferma la linea dura del governo Meloni sull'immigrazione. Dopo lo scontro con la Francia, nell'informativa al Senato il titolare del Viminale rilancia l'attacco alle ong, che aveva già segnato la distanza con Parigi, e parzialmente anche con Berlino - che invece difende i salvataggi delle organizzazioni non governative. «La presenza di navi ong continua a rappresentare un fattore di attrazione, un pull factor» per i flussi di migranti e sono importanti anche per «le organizzazioni criminali che basano il loro modus operandi sulla presenza di assetti ong nell'area», dice Piantedosi in Aula. È il punto più controverso e contestato dalle associazioni e dalle opposizioni che a colpi di report e dati smentiscono che la presenza delle navi davanti alla Libia sia un incentivo alle partenze. «L'Italia ha adottato una linea d'azione ispirata a criteri di salvaguardia della vita umana, intervenendo anche in situazioni che andavano molto al di là dei suoi obblighi di diritto del mare ed europeo». Il ministro spiega che nei salvataggi da parte delle navi ong nel Mediterraneo centrale, «l'individuazione del place of safety avrebbe dovuto esser fatta dallo Stato competente dell'area Sar Malta in cui le navi sono intervenute, Libia e Malta, e poi dallo Stato di bandiera. La richiesta del Pos deve arrivare dallo Stato di bandiera delle navi non dalle ong. Queste navi agiscono in modo autonomo compromettendo anche la capacità di fare operazioni di salvataggio. È quindi legittimo considerare il transito di queste imbarcazioni non inoffensivo». Poi elenca i numeri: «Dall'1 gennaio 2021 al 9 novembre 2022 le ong hanno portato sulle coste italiane 21.046 migranti. Secondo i dati Frontex, sul totale degli ingressi irregolari nel territorio dell'Unione nel 2022, gli attraversamenti lungo il canale di Sicilia rappresentano la rotta principale degli ingressi illegali diretti in Europa via mare. Tali ingressi sono incomparabili ai flussi via terra per oneri, modalità tecnico-operative e complessità di scenari di intervento». Oltre 90mila gli arrivi nel 2022, il 60% in più rispetto allo stesso periodo del 2021. Cifre che incidono «pesantemente sul sistema di accoglienza nazionale già provato dagli arrivi dall'Ucraina, con oltre 172mila persone accolte in Italia». Parallelamente a Parigi, la prima ministra francese, Elisabeth Borne, intervenendo al Senato, annuncia che il governo vuole una «cooperazione più fluida e più trasparente» con le ong. «Salvano vite, fanno un lavoro importante», puntualizza, ma bisogna «avanzare più velocemente sulla finalizzazione di un patto europeo per l'asilo e l'immigrazione». Fonti d'oltralpe riportano però di tensioni all'interno dell'Eliseo.

Per la prima volta dallo scontro che si è aperto tra Roma e Parigi, c'è l'apertura dell'Ue sul caso Italia: la Commissione lavora a un documento da sottoporre ai 27, e sugli arrivi nel nostro Paese «siamo pronti a dare sostegno e ad aiutare in questa situazione. E avrò anche l'opportunità di incontrare il nuovo ministro italiano domani in Germania e questa è forse una cosa di cui discuterò», dice la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson. Oggi in Germania il ministro Matteo Piantedosi è atteso alla riunione del G7 dell'Interno. L'obiettivo di Bruxelles è un intervento sui Paesi di origine: «Il modo migliore per salvare vite umane è impedire alle persone di intraprendere questi viaggi. La maggior parte delle nazionalità che arrivano lungo queste rotte, probabilmente, non hanno bisogno di protezione internazionale».

Fonti diplomatiche europee fanno sapere che alla riunione degli ambasciatori dell'Ue a Bruxelles è stata registrata «grande convergenza sul fatto che si tratta di un problema dalla dimensione sia interna che esterna con i Paesi rivieraschi. È stata riconosciuta la peculiarità emergenziale dei salvataggi in mare pur a fronte di analoga pressione attualmente in corso sulla rotta balcanica».

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