In piazza contro Montanelli. Conte: "Furia da condannare"

Indagini sull'imbrattamento della statua. Il premier: "No agli oltraggi alla memoria della nostra storia"

In piazza contro Montanelli. Conte: "Furia da condannare"

Mentre c'è chi la statua di Montanelli la vuole e chi invece l'abbatterebbe per lasciare spazio a chissà quali altri capolavori (peraltro di gusto assai discutibile) gli investigatori milanesi della Digos, coordinati da Alberto Nobili del pool antiterrorismo, stanno indagando sull'imbrattamento vandalico al parco di Porta Venezia rivendicato nei giorni scorsi con un video pubblicato sui social dalla Rete Studenti Milano e dal LuMe (Laboratorio universitario metropolitano). Nei filmati i responsabili dell'imbrattamento hanno dei cappucci in testa e sul volto le mascherine, quindi l'identificazione dei diretti responsabili, nonostante si conosca la loro area di provenienza, si prospetta tutt'altro che semplice. Anche se il reato che verrà contestato ai vandali è quello di «imbrattamento aggravato su cose storiche», in Procura c'è una attenzione particolare su questo episodio, come sulle scritte minatorie comparse nei giorni scorsi sui muri lungo il Naviglio della Martesana contro il presidente della Regione Attilio Fontana, perché sono, da quanto è stato spiegato, manifestazioni di un clima di tensione che si sta sviluppando dopo l'emergenza Covid e su cui è necessario quindi tenere molto alta la guardia.

«Una furia iconoclasta da condannare che ci ricorda periodi oscuri del passato» ha stigmatizzato il presidente del Consiglio Conte parlando con l'agenzia France Presse.

A tenere alta invece la bandiera delle polemiche sulla moglie-bambina che il grande giornalista conobbe durante il conflitto in Etiopia, arriva anche il consigliere comunale Pde di Milano, presidente della commissione Ambiente, Carlo Monguzzi. Che ieri si è sentito in dovere di esternare sull'argomento, facendo anche un parallelismo quanto mai contemporaneo con il caso che sabato sera ha visto protagonista il giornalista ed ex assessore comunale Paolo Massari, accusato di aver abusato di un'amica nel garage di casa e che ora si trova in carcere a San Vittore con l'accusa di stupro. «Montanelli santo subito? No grazie. Uno stupro è un reato, sia che venga commesso da uno scemo in un garage nel 2020, sia che sia stato commesso in Africa anni fa da uno intelligente. Un uomo che compra e stupra una bambina è un essere riprovevole, peggio ancora se lo fa da giovane e lo rivendica pure da vecchio. Può essere il miglior tennista, giardiniere, cuoco o giornalista del mondo ma rimane un essere riprovevole - puntualizza Monguzzi -. Non c'è niente da contestualizzare o minimizzare». E Monguzzi conclude: «Non gli avrei certo dedicato una statua, ora c'è e lasciamola li perché sarebbe bizzarro che una giunta fa una statua, quella dopo la rimuove, quella dopo ancora la rimette. Rimanga come strumento di riflessione per chi vuole e può riflettere ma sento troppi, anche a sinistra, anche donne, che 'bisogna contestualizzare, minimizzare'».

Per quel che riguarda invece il capitolo «capolavori da sostituire alla riprovevole statua», dopo il murales apparso a Milano in via Torino sulla «sposa bambina» a firma dallo street artist Ozmo, ieri mattina nel cuore del centro storico di Palermo, tra vicolo Valguarnera e via Cantavespri, un altra opera di grande dimensioni è stata rivendicata da tre artisti: Mr. Cens, Betty Macaluso e Ulrike H. Nell'immagine appare il volto della sposa bambina Destà e la statua del giornalista Indro Montanelli, al centro delle recenti polemiche, cosparsa di vernice rossa.

Ieri sera in piazza Scala infine il collettivo «Non Una di Meno» ha riunito per circa due ore poco meno di 200 persone davanti a Palazzo Marino, per «gridare» tutto il suo sdegno al sindaco Beppe Sala che si è «limitato» a definire una «macchia nel passato» di

Indro Montanelli il suo «matrimonio» con la dodicenne eritrea «comprata» durante la sua esperienza coloniale. Al termine del presidio due ragazze con un rullo e vernice rosa hanno scritto sull'asfalto «colonialismo è stupro».

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