"Riscrivere la Costituzione economica". Ora Confindustria incalza sulle riforme

Bonomi sfida Orlando sulla nuova cigs: "Non siamo bancomat"

"Riscrivere la Costituzione economica". Ora Confindustria incalza sulle riforme

«Oggi a guidare questo Paese c'è un governo istituzionale di alto profilo. Abbiamo a disposizione un'enorme mole di fondi. Ora serve anche una visione, per riscrivere la Costituzione economica del Paese. Sappiamo di essere nelle mani di una guida solida e lungimirante», dice il leader dei Giovani imprenditori di Confindustria, Riccardo Di Stefano, al convegno della categoria under40. Ma avverte: «Tornare alla normalità significa anche riconoscere che sono la crescita e la salute delle imprese a evitare i licenziamenti, non i decreti». La luna di miele degli industriali più che con l'esecutivo Draghi è col premier Draghi.

E lo fa capire anche il presidente Carlo Bonomi, a proposito del blocco dei licenziamenti, consapevole della distanza di alcune forze di maggioranza dal solco liberale della visione industriale: «In questa, come in tante altre occasioni, dobbiamo rendere omaggio al nostro presidente del Consiglio, per l'opera che svolge». Rispetto al predecessore Giuseppe Conte, certifica che «la musica è cambiata», e «si è visto» con il compromesso trovato sulla fine del blocco. E ora che anche la polemica con i sindacati è scesa, Bonomi ricorda che quel numero di «due milioni di lavoratori licenziati in Italia dopo la revoca del blocco licenziamenti» tanto temuto dai sindacati «non ha mai avuto alcun credibile fondamento» perché «il rimbalzo del Pil è bene avviato e la produzione industriale è tornata ai livelli pre-Covid», dice prima dall'assemblea generale di Confindustria Bari e poi intervenendo davanti ai giovani imprenditori.

Ritorna sul tema del lavoro, critico verso l'ala più a sinistra del governo. Con un monito all'indirizzo del ministero del dem Andrea Orlando, già cornice di un duro braccio di ferro sulla proroga dello stop ai licenziamenti: «Le imprese non sono un bancomat e non si possono far pagare solo a loro le scelte in tema di politica del lavoro». Il nodo ora sono occupazione e riforme per attuare il Pnrr: «Ce ne sono 48 da fare, ovviamente quella della giustizia è riforma importante ma ci sono anche quella della Pa, del fisco e del lavoro. Sapete che abbiamo siglato un avviso comune nel quale abbiamo condiviso una riforma da fare su principi condivisi. Voglio essere ben chiaro, le due riforme vanno fatte insieme: politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali che devono avere la stessa finalità, che è quella della formazione e dell'occupazione e soprattutto non si può pensare che se si vuole un'assicurazione universale siano sempre gli stessi soggetti a pagare e quindi le imprese industriali».

Se - e qui ancora altri distinguo - «con il presidente Draghi è stato possibile in poche settimane raggiungere un serio compromesso sull'uscita graduale dallo stop generale dei licenziamenti, per consentire finalmente alle imprese con la Cig a proprie spese di avviare le riorganizzazioni», adesso di fronte alla sfida

della ripresa e della crescita esiste la «grande necessità di un'alleanza pubblico-privata. È l'unica via da seguire - avverte - se vogliamo mobilitare tutte le energie del nostro Paese. Lo Stato da solo non ce la farà mai».

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