Scioperi, il Tar boccia la Cgil. Salvini: "E ora il dossier taxi"

Per i giudici è stata legittima la decisione del ministro di dimezzare il blocco dei treni. Tassisti convocati il 19

Scioperi, il Tar boccia la Cgil. Salvini: "E ora il dossier taxi"
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Matteo Salvini ha vinto due volte in quarantotto ore. Prima quando ha dimezzato gli orari dello sciopero dei treni previsto per il 13 e 14 luglio, mitigando un blocco che sarebbe costato caro a pendolari, vacanzieri e turisti, spesso con le ferie già programmate e sul punto di essere stroncate. Poi il segretario della Lega si è ripetuto quando ha appreso che il Tar aveva rigettato il ricorso sulla precettazione, presentato dalla Cgil. Il Mit poteva intervenire con un'ordinanza. Anche se ora il sindacato ritiene che la valutazione nel merito sia stata rinviata al 4 settembre. Perché è estate torrida per tutti, in fin dei conti. Salvini ha preso atto della conferma della sua ragione giuridica. «Ricorsi e insulti non mi fermano o spaventano, adesso conto che aziende e sindacati trovino un accordo che manca da troppo tempo. E settimana prossima lavoreremo sul tema taxi, sempre seguendo i principi di buonsenso, rispetto e garanzia per i cittadini, che non possono aspettare ore e ore sotto il sole in troppe città italiane», ha fatto sapere via social il vicepremier nonché ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. I rappresentati dei tassisti e degli Ncc sono attesi al Mit il 19 e il 20 luglio. Il sindacato guidato da Maurizio Landini ha fornito la sua spiegazione: «Il giudice non ha sospeso lo sciopero perché era già in corso la precettazione e una sospensiva avrebbe creato ancora più confusione all'utenze», dicono dalla Cgil. Sarà. Il Tar nel decreto monocamerale ha scritto nero su bianco che a prevalere debba essere «l'interesse degli utenti che hanno fatto affidamento sulla continuità del servizio assicurato dal gravato provvedimento e dei conseguenti disagi che verrebbero a sopportare, aggravati dall'estrema difficoltà da parte delle aziende di apprestare tempestivamente le idonee misure organizzative nella fascia protetta».

Il leader del Carroccio è tornato sul punto da Maratea, in provincia di Potenza, durante una conferenza stampa organizzata in funzione della riapertura di un pezzo della statale 18. «Non abbiamo cancellato il diritto allo sciopero (come va invece sostenendo proprio Landini, ndr), abbiamo semplicemente ridotto a 12 ore per permettere alla gente di tornare a casa dopo il lavoro». Se la mobilitazione non fosse stata intaccata, secondo le previsioni, sarebbe passato un treno ogni tre previsti. Un dato corroborato anche dal gran numero di adesioni allo sciopero (circa l'80%). E poi c'è la sinistra parlamentare. Quella che non perde occasioni per lanciare le sue invettive (anche quando si replica più o meno da sola, come in questo caso). Simone Fratoianni, segretario di Sinistra italiana: «Salvini si è offeso perché gli ho dato del cialtrone sulla vicenda della precettazione nello sciopero dei trasporti, non avendo fatto nulla per settimane, ha scatenato i suoi parlamentari, e sui social i suoi simpatici supporter», ha argomentato.

Chi ha invece esultato per l'orientamento del Tar è stato il Codacons, con il suo presidente e fondatore Carlo Rienzi. «Il Tribunale ha infatti sancito il principio secondo cui agli utenti debba essere garantita la continuità del servizio, evidenziando i disagi che verrebbero a sopportare in caso di sciopero del comparto». Un precedente, quindi, che apre strade a nuove interpretazioni qualora il rischio di una due giorni da incubo (o più) si ripresentasse.

Ieri - come promesso dal vicepremier - sono ripresi i tavoli delle trattative per il rinnovo contrattuale dai tanti lavoratori coinvolti in un vuoto di sei anni. Un periodo in cui il Pd, il Movimento 5 Stelle e la sinistra sono sempre stati al governo. Senza tuttavia mettere mano al problema per cui ora si sbracciano.

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