Le Porte d'oro di Kiev sogno di tutti gli artisti

Immaginate da Hartmann, ispirarono la musica di Musorgskij, Ravel ed Emerson, Lake and Palmer

Le Porte d'oro di Kiev sogno di tutti gli artisti

La scena iniziale di questa storia è a San Pietroburgo. Nel febbraio del 1874 l'Accademia di Belle Arti organizza una mostra che raccoglie quattrocento opere di Victor Hartmann, un artista scomparso l'anno precedente per un aneurisma, a solo quarantanove anni. Il curatore, diremmo oggi, è Vladimir Stasov, critico d'arte e di musica, sostenitore della necessità di svincolare l'ambiente intellettuale russo dall'influenza europea, per dar vita a una cultura nazionale. Tenuto in grande considerazione da Turgenev, che invece ritiene la Russia un Paese arretrato, Stasov è, tra le altre cose, l'ispiratore del Gruppo dei Cinque, i compositori che rigettavano l'influenza dei grandi maestri europei e gli insegnamenti delle accademie.

Hartmann, che proviene da una famiglia di origine tedesca, ha lavorato a lungo come architetto. Dopo essersi sposato nel 1864, è stato all'estero per quattro anni, tre dei quali trascorsi in Francia. Non solo a Parigi. Si è fermato a lungo in provincia, a Limoges e in Dordogna. Tornato a San Pietroburgo, si è unito alla causa di quanti credono in un rinascimento slavo, e si abbeverano alle fonti della tradizione, rivalutando l'artigianato contadino, le canzoni e i racconti popolari, le antiche saghe della Russia medievale. I dipinti esposti alla mostra che Stasov promuove in sua memoria nascono alla congiunzione di queste attitudini. Alcuni risalgono ai soggiorni francesi, e hanno un segno quasi grafico, ispirato alla pubblicistica. Altri danno forma a temi e personaggi della cultura popolare. Un gruppo di opere è infine legato all'attività progettuale. Tra questi, il disegno acquarellato di una porta monumentale per la città di Kiev.

Il 4 aprile 1866 lo Zar Alessandro II sfugge a un attentato a San Pietroburgo. Viene indetto un concorso per elevare un monumento allo scampato pericolo. È questa l'occasione che produce l'acquerello di Hartmann. Ai tempi del suo massimo splendore, nell'Undicesimo secolo, sotto Yaroslav il saggio, Kiev possedeva una leggendaria Porta d'Oro. Allora la capitale ucraina era al centro di una grande federazione di territori, che andava dal Baltico al Mar Nero. A fine Ottocento la Porta era però da tempo ridotta a un rudere, come si vede nelle incisioni delle architetture di Kiev dell'olandese Abraham van Westerfeld (1651). ll progetto è dunque una sorta di revival e reinvenzione. Nel dipinto di Hartmann la porta è dotata di una torre campanaria, e nella parte superiore è incastonata una vetrata, in cui si vede quella che sembra un'icona mariana, sormontata da un tetto d'oro, che culmina in un'ogiva centrale. La forma sembra compendiare un arco trionfale e una chiesa ortodossa.

Modest Musorgskij, il compositore più dotato del Gruppo dei Cinque, per certi versi il più autenticamente popolare, era grande amico di Hartmann. In memoria dell'artista scrisse Quadri per un'esposizione, una suite per pianoforte che fa rivivere le immagini di un gruppo scelto di dieci dipinti, in brevi schizzi sonori radicalmente sperimentali, con un utilizzo del piano quasi percussivo. La composizione è conclusa dal brano dedicato alla Porta di Kiev. Il titolo in russo è Le porte di Bogatyr. Nella tradizione slava i Bogatyr sono antichi guerrieri dei poemi epici, dai tratti che sfumano nell'archetipo dell'eroe russo.

La suite per piano di Musorgskij non riscosse grande successo. Venne inizialmente orchestrata da un allievo di Rimskij-Korsakov, altro esponente dei Cinque. Nel 1922 Sergej Kusevickij, che dirigeva l'Operà Garnier a Parigi, commissionò una trascrizione a Maurice Ravel. Il testo musicale di Musorgskij celava potenzialità visionarie, inscritte in un linguaggio criptico e primordiale. La scabra sonorità percussiva della tastiera venne trasfigurata da lussureggianti timbri sinfonici. Alcuni ritennero che Ravel avesse svuotato lo spirito slavo della suite, forse già annacquato nell'edizione di Rimskij-Korsakov. Leopold Stokowski propose una sua riscrittura, depurata degli elementi che riteneva apocrifi. Ma fu la versione di Ravel a entrare stabilmente nel repertorio orchestrale.

Poi accadde l'imprevedibile. Emerson, Lake and Palmer, star britanniche del progressive rock, proposero una rilettura della suite per in trio (organo, basso e batteria). Pictures at an exibition, registrata dal vivo a Newcastle nel 1971, era un adattamento dell'orchestrazione di Ravel, in forma di libera variazione. Per il pezzo The great gates of Kiev Greg Lake scrisse due strofe. Le radio inglesi cominciarono a passare l'album, che doveva essere pubblicato nel catalogo di classica della Nonesuch, e uscì invece per la britannica Island. I fans americani ne ordinarono 250mila copie d'importazione, convincendo la Atlantic a editarlo oltre Oceano.

La «Grande Porta», diventata una sorta di oggetto metamorfico, parafrasato

dall'architettura al disegno, e infine alla musica, attraverso nuove incarnazioni (persino Michael Jackson faceva suonare il brano nei suoi concerti) aveva fatto il giro del mondo, mentre a Kiev attendeva ancora di essere ricostruita.

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